L’ eiaculazione precoce: trattamento con la terapia mansionale integrata

L’ eiaculazione precoce, insieme all’inibizione o assenza di orgasmo costituisce uno fra i disturbi più frequenti  dell’orgasmo maschile.  I  disturbi dell’orgasmo vengono definiti secondo un criterio temporale, per cui esistono sia disturbi da orgasmo ritardato, che arrivano sino all’inibizione totale sia maschile che femminile, sia disturbi da orgasmo anticipato, definiti precocità e riscontrati anche nelle donne,  sebbene in quest’ultimo caso giungano raramente all’osservazione, perché non giudicati in genere un problema né dall’individuo né dal partner.  Infatti l’orgasmo precoce femminile viene connotato dalla nostra cultura come una sorta di pregio, un po’ come avviene, all’inverso, per l’eiaculazione ritardata negli uomini.

L’ eiaculazione precoce riguarda  un deficit nel controllo cosciente sull’automatismo dei centri nervosi spinali, che è di tipo emotivo. Come avviene, dunque , che il tentativo di controllo cosciente dei tempi dell’orgasmo viri esattamente nel suo opposto, cosicché lo sforzo di ritardare l’evento lo accelera e lo sforzo di accelerarlo lo ritarda? Gli eiaculatori precoci hanno una immaginazione molto intensa, che anticipa vivacemente la realtà, la precede e in qualche modo la sostituisce (l’eccitazione è legata più al vissuto immaginativo che non all’esperienza concreta che il soggetto sta vivendo), il soggetto sperimenta la sensazione di non riuscire a contenere tale eccitazione e mette in atto strategie di evitamento come pensare ad altro, distrarsi, in qualche modo non esserci. In questo modo si attiva un circolo vizioso, che ha origine proprio da questo tentativo di non sentire, che inibisce la percezione delle afferenze sensoriali e instaura una sorta di automatismo che esclude ogni tipo di controllo volontario sul riflesso orgasmico. Il “non sentire concreto” lascia spazio al dilagare del “sentire immaginativo”. La terapia mansionale integrata nelle eiaculazioni precoci si focalizza sul riconoscimento delle sensazioni genitali che precedono l’orgasmo, nonché sull’apprendimento a concentrarsi sulle proprie sensazioni erotiche, senza distrarsi. E’ infatti l’apprendimento a questa percezione sensoriale, che permette di ritardare l’eiaculazione. Ciò che è comune in tutte le eiaculazioni precoci è il circolo vizioso di automantenimento, che consiste nel tentativo di “non sentire” le afferenze sensoriali per poter controllare l’eccitazione avvertita come incontenibile, con il risultato di aumentare l’automatismo e la rapidità del riflesso orgasmico.

Tutta la terapia sarà centrata dunque:

  1. sull’addestramento a concentrarsi sulle sensazioni corporee e avvertirle, invece di evitarle;
  2. sulla risoluzione dei circoli viziosi, soprattutto relazionali che possono aggravare il problema (es. riduzione dei rapporti, ostilità del partner che si sente respinto, ansia da prestazione, ecc.);
  3. e se necessario sulla ristrutturazione della storia di apprendimento e di attaccamento, che ha condotto alle convinzioni relative all’incontenibilità dell’eccitamento e alla necessità di evitarlo, che sono alla base del disturbo.

La terapia mansionale integrata è una terapia breve, strategica, esplicitamente direttiva (prevede anche un’assegnazione di compiti a casa), che risolve il problema dell’eiaculazione precoce di solito in 4-8 mesi, con sedute settimanali. Dalla mia esperienza clinica non esistono limiti o difficoltà al raggiungimento dei risultati terapeutici relativamente all’età della persona, anzi di solito sono necessarie più sedute con i soggetti più giovani.

Il trattamento dei problemi di coppia con psicoterapia cognitivo-comportamentale

Trattamento dei problemi di coppia con psicoterapia cognitivo-comportamentale

A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta, SITCC e EMDR Italia

I problemi di coppia iniziano quando dall’innamoramento (se c’è stato) si passa alla “fase di transizione”. In questa fase l’eccitamento di conoscere a fondo la nuova persona e la passione dei rapporti sessuali diminuiscono o svaniscono (dopo alcuni mesi o alcuni anni), mentre i sentimenti divengono basati su una valutazione più realistica del partner. Si iniziano a percepire i difetti dell’altro, i due partner non si sentono più corrisposti nel soddisfacimento dei loro desideri e bisogni, iniziano ad affiorare le differenze. Tutto questo coglie  emotivamente impreparata la coppia, che  inizia ad interrogarsi sull’opportunità di continuare una relazione  sempre più deludente.

I conflitti iniziano ad emergere perchè ciascuno cerca di forzare l’altro a corrispondere maggiormente ai propri desideri e ne mette alla prova l’amore. Sono motivi di conflitto il disaccordo sui valori personali, le dinamiche di potere, i problemi organizzativi e di comunicazione (Lo Iacono, 1999). I valori più sentiti sono le manifestazioni di amore e di stima, il sesso, i figli, il denaro, i beni materiali, i rapporti con le persone esterne alla coppia, la suddivisione degli oneri legati alla conduzione familiare.

Queste  crisi, quando hanno un esito sfavorevole, possono portare al disamore e alla rottura del rapporto, oppure alla  continuazione in condizioni di continuo conflitto e malessere psicologico. Molte coppie si separano perché entrambi i partner si sentono molto delusi l’uno dell’altra, perché i litigi e la critica reciproca sono aumentati, perché scoprono difetti e caratteristiche del proprio partner di cui non si erano accorti prima e che non sembrano possibili da tollerare. La disillusione è molto forte e il rapporto talmente stressante che l’unica soluzione diventa la separazione. Un frequente fattore di insoddisfazione nelle coppia sembra essere lo stress individuale, che riduce le risorse necessarie a  contribuire ai compiti familiari, a fornire al partner quel sostegno pratico e psicologico che si aspetta. Quando una persona è sotto stress è meno disponibile ad ascoltare e negoziare, ha più necessità di aiuto e meno disponibilità ad offrirne, fatica a contrattare il soddisfacimento delle proprie esigenze e la rinuncia al soddisfacimento dei propri desideri e bisogni (o la sua posticipazione) diventa un’ulteriore fonte di stress. Inoltre allo stress si accompagna un maggiore livello di emotività, che in termini cognitivi può essere descritto come attivazione di idee irrazionali, distorsioni cognitive, modelli disfunzionali di elaborazione delle informazioni, con il rischio di un aumento di tensioni, conflitti e insoddisfazioni nella coppia e nella famiglia. (Lo Iacono, 2004)

Quando le coppie raggiungono il loro “punto di non ritorno”, quando i loro sentimenti si sono spenti definitivamente o non ci sono mai stati, quando entrambi o uno dei due non è motivato ad un tentativo di ricostruzione  della loro relazione, non esiste terapia di coppia  in grado di far rinascere passione e sentimenti di amore. Infatti devono esistere due importanti precondizioni per la terapia di coppia, che sono: – l’esistenza nella storia passata della coppia di un periodo di soddisfazione reciproca; – la volontà di entrambi di far durare la relazione (Soresi e Sanavio, 1978).

Se esistono queste due precondizioni la terapia è possibile (altrimenti si aiuta la coppia a separarsi) e con l’approccio cognitivo-comportamentale di coppia _ che è molto direttivo, soprattutto nelle fasi iniziali della terapia, una peculiarità molto utile perché si placano, si evitano i litigi nelle coppie _ si vanno a modificare le idee irrazionali, i modelli disfunzionali di elaborazione delle informazioni (bias interpretativi), il grado di priorità dei valori e degli scopi personali, le convinzioni individuali (nonché le aspettative e desideri che ne derivano) e gli errori di pensiero ( le distorsioni cognitive di Beck come l’esagerazione, la generalizzazione, le spiegazioni prevenute, le etichette negative,, ecc.) dei partner. Si modificano le emozioni o stati d’animo negativi (delusione, rabbia/ostilità, disprezzo, disgusto, ecc.), al fine di raggiungere un maggior grado di soddisfazione nei confronti del partner, attraverso: – una diversa percezione del partner, _ un cambiamento del comportamento personale nei confronti del partner,_ un cambiamento del comportamento da parte del partner o, più spesso, _ un misto di tutte e tre le cose. ( Lo Iacono, 2004)

Gli obiettivi della terapia cognitivo-comportamenale di coppia possono essere sintetizzati in alcuni punti: _ aiutare i singoli partner ad accettare l’altro e le caratteristiche uniche della loro relazione (ciò comporta un lavoro di apprendimento e sviluppo a livello individuale), _ aumentare la consapevolezza delle dinamiche di interazioni ricorrenti nella coppia e dei loro effetti per la soddisfazione reciproca, _ aumentare la disposizione e la capacità a valorizzarsi, sostenersi e gratificarsi vicendevolmente, _ migliorare le capacità comunicative e la gestione dei conflitti.

L’approccio cognitivo-comportamentale si fonda sul presupposto che alla base dei matrimoni riusciti ci sia una reciprocità di gratificazione (rinforzo), ciascun partner dovrebbe rinforzare i comportamenti rinforzanti del partner, seguendo il principio  del “dare per avere” (EmmelKamp, 1986), per un’unione felice sono essenziali certe doti di impegno, sensibilità, generosità, considerazione, sollecitudine, lealtà, senso di responsabilità, fidatezza , poi bisogna imparare, scendere a compromessi, agire in base a decisioni prese in comune, avere una certa duttilità, una buona predisposizione ad accettarsi e a perdonarsi, a tollerare difetti, errori e bizzarrie (Beck, 1990).

L’EMDR: una tecnica per velocizzare i tempi e i risultati in psicoterapia

EMDR: una tecnica per velocizzare i tempi e i risultati in psicoterapia

A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta, SITCC e EMDR Italia

L’EMDR  (eyes movement desensitation and reprocessing) è una tecnica psicoterapeutica, nuova per l’Italia, elaborata dalla Psicologa Nord Americana Francine Shapiro nel 1987 (F. Shapiro, 2000, “EMDR: desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari”, McGraw-Hill, Milano).

La Shapiro, una ricercatrice presso la Mental Research Institute di Palo Alto in California, scoprì che alcuni tipi di stimolazione bilaterale esterna (i movimenti oculari che vengono prodotti in un paziente invitandolo e seguire  il movimento della mano del terapeuta o i tamburellamenti destro/sinistro sulle mani o sulle spalle)  potevano aiutare efficacemente una persona a superare un evento traumatico o emotivamente disturbante, riducendo l’impatto emotivo di determinati pensieri negativi o di esperienze vissute. Pensare ad un evento traumatico mentre contemporaneamente  si eseguono determinati movimenti oculari genera l’effetto di riprendere o accelerare l’elaborazione delle informazioni contenute nel cervello relative ad un trauma (è un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione).

L’approccio EMDR affronta un evento disturbante in modo olistico, cioè nelle sue componenti comportamentali, cognitive, interpersonali, emozionali, viscerali e ciò è molto utile ed importante, perché alla base di molti problemi psicologici ci sono esperienze negative o francamente traumatiche. La patologia è vista solo come informazione immagazzinata in modo non funzionale e si ipotizza che ci sia una componente fisiologica in ogni disturbo o disagio psicologico. Quando avviene un evento “traumatico” viene disturbato l’equilibrio eccitatorio/inibitorio necessario per l’elaborazione dell’informazione; questo provoca un “congelamento” dell’informazione nella sua forma ansiogena generale (nello stesso modo in cui è stato vissuto), cosicché  l’informazione “congelata” e racchiusa nelle reti neurali non può essere elaborata e quindi continua a provocare patologie come il disturbo da stress post traumatico, l’attacco di panico con o senza agorafobia, le fobie specifiche (es. : ascensore, aereo, animali come cani, serpenti, ecc,), le fobie sociali, l’ansia generalizzata, l’ipocondria, le depressioni, i disturbi del comportamento alimentare, i disturbi da uso di sostanze (droghe illegali e legali), i disturbi sessuali, i disturbi dissociativi e di personalità, i disturbi da dimorfismo corporeo (preoccupazione riguardante un difetto presunto o sopravvalutato dell’aspetto fisico).

L’EMDR viene oggi utilizzato, sempre in integrazione con la psicoterapia (meglio se di tipo cognitivo-comportamentale), per piccoli/grandi traumi subiti nell’età dello sviluppo, eventi stressanti nell’ambito delle esperienze comuni (lutto, malattia cronica, perdite finanziarie, conflitti coniugali, cambiamenti), eventi stressanti al di fuori dell’esperienza umana consueta quali disastri naturali (terremoti, inondazioni) o disastri provocati dall’uomo (incidenti gravi, torture, violenza fisica e/o sessuale), ansia da prestazioni sul lavoro o  a scuola o nello sport o nello spettacolo.

Le radici dell’EMDR sono innanzi tutto con la terapia cognitivo-comportamentale, in quanto la formazione principale della Shapiro è stata di tipo comportamentale _ il decondizionamento nei confronti di esperienze negative è squisitamente comportamentale, inoltre viene conferita rilevanza alla valutazione degli aspetti cognitivi legati ad un problema, la cui individuazione e modificazione è sempre subordinata all’aspetto emozionale e viscerale delle memorie _ e con la PNL (programmazione neurolinguistica), per alcuni accorgimenti tecnici, alcune strategie terapeutiche.

Durante l’EMDR il terapeuta lavora con il paziente per identificare il problema oggetto specifico della psicoterapia e utilizzando un approccio strutturato guida la persona nella descrizione dell’evento o dell’aspetto disfunzionale, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti. Viene chiesto al paziente quali pensieri o convinzioni ha in mente mentre richiama l’aspetto peggiore o più disturbante dell’evento. Il terapeuta aiuta l’elaborazione mediante movimenti guidati degli occhi, o altre stimolazioni bilaterali degli emisferi cerebrali. Durante i movimenti oculari il paziente rivive vari elementi del ricordo o di altri ricordi  e ad intervalli regolari il terapeuta interrompe i movimenti oculari per accertarsi che la persona elabori adeguatamente da solo, facilitando il processo prendendo decisioni cliniche relative alla direzione dell’intervento. L’obiettivo è quello di far elaborare rapidamente le informazioni relative all’esperienza negativa fino alla sua “risoluzione adattiva” .

La persona può provare intense emozioni durante l’EMDR, ma al termine della seduta la maggior parte delle persone riferisce di “stare meglio”, una notevole riduzione nel livello di disturbo associato all’esperienza traumatica. Questo secondo la Shapiro è legato ad una riduzione della sintomatologia, ad un cambiamento nelle convinzioni negative della persona verso quelle positive. L’EMDR e una tecnica che può essere utilizzata nell’ambito di una psicoterapia tradizionale ed è tanto più efficace quanto più un terapeuta è formato ed aggiornato: un terapeuta mediocre che apprende l’EMDR resterà sempre un terapeuta mediocre, allo stesso modo in cui una autista qualunque che acquista una Ferrari resterà  un autista qualunque.

Negli ultimi 20 anni è stato realizzato un grande lavoro di ricerca e di sperimentazione per validare l’EMDR come metodo terapeutico efficace dal punto di vista scientifico e questa validazione è arrivata da due fonti: l’American Psychological Association e l’International Society for Traumatic Stress Studies.

A livello mondiale, la formazione in EMDR viene organizzata e regolamentata dell’EMDR Institute, con sede a Pacific Grove, in California. Questo istituto garantisce che la formazione venga effettuata con elevati livelli di qualità scientifica. In Italia la formazione in EMDR, autorizzata dall’EMDR Institute, è organizzata dall’Associazione EMDR Italia, con sede a Milano.