La rabbia, la ruminazione rabbiosa e la perdita di controllo

La rabbia, la ruminazione rabbiosa e la perdita di controllo : nuove frontiere in psicoterapia per curare l’aggressività e la depressione

A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, psicologa-psicoterapeuta SITCC ed EMDR Italia, Rimini e Pesaro
www.drlorettabezzi.it

La rabbia è spesso un’emozione mal interpretata, considerata negativamente dalle persone e associata alla violenza e all’aggressività.

Non è necessariamente negativa, anche se una delle convinzioni più diffuse è che sia nociva alla persona e porti inevitabilmente ad uno stato di malessere.

Nella maggior parte delle persone la rabbia tende a scomparire nel giro di 10-15 minuti, se viene considerata un’emozione come tutte le altre e non viene enfatizzata, perché di fatto ha un valore importante ed una sua utilità.

La rabbia avrebbe lo scopo di aiutarci a percepire un’ingiustizia e di conseguenza a fronteggiarla: il suo obiettivo sarebbe quello di fungere da segnale in particolari circostanze .

La rabbia è diversa dall’aggressività, sono due esperienze decisamente differenti.

Quando diventa negativa, patologica la rabbia?

La rabbia diventa negativa quando si trasforma in ruminazione rabbiosa.
Nella ruminazione rabbiosa il pensiero è ripetitivo , legato all’evento passato (es. “non ci posso credere!”, “sono furioso!”), contro fattuale (es. “invece di essere qui avrei potuto fare altro!”) e l’attenzione è sulle situazioni del passato (es.”non ne posso più, anche stavolta è in ritardo!”). (Francesca Martino, 2013).
Il pensiero sul passato amplifica l’intensità e la durata dell’emozione negativa, che sfocia conseguentemente nella vendetta e nell’aggressività (Sukhodolsky, 2001), quando non è rivolta verso se stessi, perchè in quel caso diventa depressione.

Nella depressione il pensiero è costantemente sul passato, non si riesce a vedere un futuro, ma assume contenuti diversi, di tipo vittimistico e pessimistico. Il senso di impotenza del depresso per non riuscire a cambiare, modificare il presente, porta alla ruminazione depressiva, che è anche una ruminazione rabbiosa (auto diretta e non etero diretta come nell’aggressività e nella violenza). Nella rabbia etero diretta dell’aggressivo e del violento non c’è la stessa percezione, sensazione di impotenza del depresso.

Cosa avviene a livello cognitivo, emotivo , del controllo esecutivo e neurofisiologico nella persona che si arrabbia ? La rabbia è sempre un’emozione negativa?

A livello cognitivo l’elaborazione della rabbia presenta differenze individuali. (Francesca Martino, 2013) La ruminazione rabbiosa può centrarsi sulla provocazione (argomentazioni centrate sull’evento “ingiusto”) o sul sé (contenuti legati alla propria persona), alimentando rispettivamente l’aggressività etero diretta (rabbia focalizzata sulla provocazione) o quella auto diretta (rabbia focalizzata sul sé) (Pedersen, 2011).

Nel processamento cognitivo della rabbia si distinguono due stili : lo stile “ why” o analitico (es. “perché proprio a me, proprio io!”) e lo stile “what “o esperienziale (es. “come sono arrivato fino a questo punto?”, “ come è iniziato il tutto?”, “come ho reagito io e come ha reagito l’altro?”, “cosa posso fare la prossima volta?, “cosa avrei potuto fare che non ho fatto?”). Si potrebbe dire che lo stile “what” è quello che canalizza la rabbia in modo positivo, facendola diventare forza e risorsa per la persona, che riesce a vedere l’evento avverso nella sua globalità, obiettivamente .

Se c’è una soluzione al problema la persona riesce a trovarla con lo stile “what”, oppure se non c’è una soluzione la persona riesce ad accettare l’accaduto. Questo è in sintesi il percorso che viene effettuato con una psicoterapia per controllare la rabbia etero diretta (aggressività e violenza) e auto diretta (depressione).

Cosa impedisce di farci uscire dalla rabbia patologica, quella che si trasforma in aggressività o in depressione?

E’ pensando all’evento in maniera astratta e analitica (ruminazione why) , che si mantengono le emozioni di rabbia rispetto alle condizioni sperimentali (reappraisal, distrazione). Inoltre è importante anche la prospettiva con la quale viene rievocato un evento: quella auto-centrata o quella decentrata.
La prospettiva decentrata garantisce un vantaggio, in quanto riduce le emozioni di rabbia rispetto alla condizione auto centrata (Kross, 2005).

Si potrebbe infine dire che lo stile “what” aiuta anche la persona nel decentramento, che a sua volta contribuisce a ridurre l’emozione della rabbia.

Cosa accade a livello emotivo, del controllo esecutivo e neurofisiologico quando proviamo rabbia eccessiva?

A livello emotivo la ruminazione rabbiosa alimenta e mantiene nel tempo l’intensità e la durata della rabbia.(Francesca Martino, 2013) Il pensiero rimane centrato sull’emozione (della rabbia) , che risulta amplificata, contribuendo alla pioggia di pensieri negativi.

A livello del controllo esecutivo la pioggia di pensieri negativi rabbiosi (ruminazione rabbiosa) , implicando un eccessivo dispendio di risorse , agisce negativamente sulla capacità di esercitare un controllo funzionale sui comportamenti aggressivi e vendicativi.(Francesca Martino, 2013)

A livello neurofisiologico la rabbia attiva le strutture corticali ( corteccia prefrontale e insula anteriore) e le strutture sottocorticali (sistema limbico), per cui abbiamo o una iper risposta del sistema cardiovascolare ( sembrerebbe con la ruminazione orientata verso la provocazione) o della produzione di cortisolo ( sembrerebbe con la ruminazione focalizzata sul sé) . (Francesca Martino, 2013)

Concludendo la ruminazione rabbiosa sembra avere un ruolo centrale nel mantenimento di emozioni negative, nella riduzione dell’autocontrollo, nella messa in atto di comportamenti aggressivi e vendicativi (Francesca Martino, 2013). Ritengo abbia anche un ruolo centrale anche nelle depressioni, soprattutto quelle ricorrenti e croniche, legate ad alcune caratteristiche della nostra personalità.

L’intervento psicoterapeutico dovrebbe focalizzarsi sul decentramento (riduce le emozioni di rabbia rispetto alla posizione auto centrata) e sull’apprendimento di uno stile “what” (esperienziale, basato sulla visione obiettiva dell’evento, sul che cosa sia possibile fare per risolvere il problema), che aiuterebbe a canalizzare positivamente la rabbia, prevenendo la ruminazione rabbiosa, il viraggio nel comportamento aggressivo e vendicativo o nell’atteggiamento e nel pensiero depressivo.