<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Obiettivo Benessere</title>
	<atom:link href="http://www.drlorettabezzi.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.drlorettabezzi.it</link>
	<description>Lo studio di psicologia e psicoterapia cognitivo comportamentale della Dottoressa Loretta Bezzi di Rimini e Pesaro si occupa di attacchi di panico, depressione, ansia, fobie, disturbi dell’umore, insonnia, ipocondria, somatizzazioni, disturbi di personalità, disturbi dissociativi, abuso e dipendenza da droghe e alcol, disturbi alimentari, disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, problemi di coppia e sessuologia.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 18:16:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
		<item>
		<title>Psicologia della felicità</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/psicologia-della-felicita/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/psicologia-della-felicita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 18:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Positiva]]></category>
		<category><![CDATA[emdr italia]]></category>
		<category><![CDATA[laurent begue]]></category>
		<category><![CDATA[mdr italia]]></category>
		<category><![CDATA[mdritalia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=997</guid>
		<description><![CDATA[Psicologia della felicità &#8211; Come vivere sereni: dove nasce la felicità e cosa si può fare per mantenerla il più a lungo possibile A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta, SITCC e EMDR Italia Ognuno di noi apprezza aspetti della propria esistenza che sono diversi da quelli apprezzati da altri, perché ognuno ha la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><strong>Psicologia della felicità &#8211; Come vivere sereni: dove nasce la felicità e cosa si può fare per mantenerla il più a lungo possibile</strong></span></h3>
<p><span style="font-size: x-small;">A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta, SITCC e EMDR Italia</span></p>
<p align="JUSTIFY">Ognuno di noi apprezza aspetti della propria esistenza che sono diversi da quelli apprezzati da altri, perché <strong>ognuno ha la sua felicità</strong>, così come ognuno indossa i vestiti che meglio calzano la sua figura. Il termine “felicità” viene spesso usato come sinonimo di <strong>benessere soggettivo</strong>, ma è improprio. La <strong>felicità</strong> <strong>può riferirsi ad un’esperienza globale di benessere, a un sentimento temporaneo di gioia o alla presenza di frequenti emozioni positive</strong>. Se il <strong>benessere psicologico</strong> è un insieme di valutazioni cognitive e di sentimenti positivi e negativi (<strong>Andrews e Withey 1976), la felicità corrisponde al grado in cui una persona giudica la qualità della propria vita nella sua globalità</strong> <strong>utilizzando due componenti: una cognitiva e una affettiva</strong> (umore, sentimenti ed emozioni) (<strong>Veenhoven ,1984</strong>) . <strong>La felicità può altresì corrispondere alla</strong> <strong>discrepanza percepita tra ciò a cui aspiriamo e ciò che realmente riusciamo a raggiungere</strong> (<strong>Campbel et.al., 1976</strong>). Il <strong>benessere soggettivo</strong> è formato da diverse componenti: la <strong>soddisfazione per la propria vita (giudizio globale), la soddisfazione per i diversi ambiti (per es. il lavoro), le emozioni positive e un basso livello di emozioni negative </strong>(<strong>Diener, 2000</strong>). Molti studi hanno dimostrato che il benessere e la felicità soggettivi possono essere migliorati in maniera duratura e che le <strong>persone ottimiste</strong> sono più perseveranti, hanno una migliore forza fisica e sono più aperte agli altri. La <strong>felicità</strong> aumenta addirittura la durata della vita. <strong>Martin Seligman</strong> (2002) propone <strong>un’equazione della felicità</strong> che sarebbe il risultato di un mix di fattori. Si tratterebbe della somma o addizione del patrimonio genetico o intelligenza (50%), delle attività che eseguiamo (40%) e delle situazioni fortuite (10%). Sembrerebbe che la genetica avrebbe la supremazia, ma l’equazione non convince. In realtà i fattori ambientali hanno un ruolo molto importante . <strong>Paolo Meazzini</strong> (2007) ha modificato quest’equazione, ha aggiunto il fattore “<strong>stile cognitivo</strong>” (il modo in cui guardiamo alla realtà che ci circonda e la interpretiamo) e ha cambiato la natura da additiva o sommativa a moltiplicativa. E’ risultato che la felicità è data dalla dotazione genetica (50%), dallo stile cognitivo (20), dalle attività che svolgiamo (20%) e dalle circostanze fortuite (10%). Cosa significa tutto questo? Se anche uno solo dei valori fosse uguale a zero si azzererebbe tutto con la moltiplicazione. Non è forse vero che esistono persone con un buon patrimonio genetico, con una buona intelligenza profondamente infelici ed altre persone con un patrimonio genetico carente ovvero poco intelligenti molto felici? Altri autori parlano di una formula per raggiungere la felicità attraverso la quale a<strong> </strong>parità di situazione vissuta nel presente la felicità è maggiore tanto più le aspettative sono moderate e l’ottimismo elevato (<strong>Fordyce, 2000</strong>) Una <strong>mentalità positiva e ottimista</strong> è il tratto che più di altri caratterizza le persone felici. In sintesi ognuno di noi ha un numero davvero ragguardevole (quasi infinito) di possibilità di crearsi una vita felice o al contrario infelice.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Come si può fare per mantenere la felicità il più a lungo possibile?</em></p>
<p align="JUSTIFY">I <strong>principi fondamentali della felicità</strong>, che riassumono le caratteristiche che differenziano le persone felici da quelle che non lo sono, si possono riassumere in: <strong>essere più attivi e tenersi occupati, passare più tempo socializzando, essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato, organizzarsi meglio e pianificare le cose, smettere di preoccuparsi, ridimensionare le proprie aspettative ed aspirazioni, sviluppare pensieri ottimistici e positivi, essere orientati sul presente, lavorare a una sana personalità, sviluppare una personalità socievole, essere se stessi, eliminare sentimenti negativi e problemi, i rapporti intimi sono la fonte principale di felicità, considerare la felicità la priorità numero uno</strong>. Paolo Meazzini (2007) individua alcuni passi verso la felicità o proposte per condurre una vita felice:</p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Stendere un bilancio delle attività che siamo in grado di eseguire, suddividendole in attività gratificanti ed altre frustranti o addirittura punitive.</strong></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Ricostruire la storia della propria vita e scoprire quale evento l’ha resa felice e quale infelice </strong>(identificare le attività che hanno procurato gioia e felicità isolandole da quelle che hanno destato sentimenti negativi e cercare di ripeterle)</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Evitare l’assuefazione</strong> (evitare che le attività siano sempre le stesse, altrimenti stancano!)</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Garantirsi la felicità attraverso i rapporti interpersonali </strong>( se ci accorgiamo di essere aggressivi, sarcastici o colpevolizzanti l’unica strada è cambiare, perché alla base di un buon rapporto interpersonale vi è comprensione, empatia, accettazione dell’altro, intimità e fiducia, condivisione di uno o più interessi).</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Incrementare il nostro senso di autostima</strong>.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Non guardare solo in alto, ma anche un po’ in basso per ridimensionarci</strong> ( non è sempre vero che l’erba del vicino è sempre più verde, sembra a noi! )</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Proseguire nella vita uno scopo che trascende noi stessi </strong>( esempio la religione, i gruppi politici, aderire a qualche associazione, ecc.)</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Organizzare il tempo in modo ottimale</strong> ( il tempo è una convenzione, ciò che conta è la nostra decisione di fare ovvero se vogliamo fermamente fare qualcosa il tempo si trova)</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>E la</strong> <strong>famiglia felice</strong>?</p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Riguardo l’ultimo punto la ricerca dimostra che le persone più felici sono quelle sposate, ma è anche vero che il matrimonio non dà sempre felicità. Le persone coniugate dichiarano di essere felici in una percentuale nettamente maggiore rispetto a quelle mai coniugate, a quelle divorziate ed infine a quelle separate. Il dato è discutibile perché le persone più felici, grazie al loro ottimismo, tendono a sposarsi più frequentemente delle persone meno felici. In questo caso il matrimonio non altererebbe in alcun modo i loro sentimenti. Le persone, cioè, sarebbero ragionevolmente felici prima ancora di sposarsi e manterrebbero questo stato di grazia anche durante la vita matrimoniale. Dice <strong>Oscar Wilde</strong>: <em>“Sposatevi in ogni caso: se vi capita una buona moglie sarete felici; se ve ne capita una cattiva, diventerete filosofi</em>”.</p>
<p align="JUSTIFY">In conclusione <strong>per aumentare il proprio livello di felicità occorre</strong> <strong>imparare a gustare l’esperienza vissuta , a portare nuovamente il proprio pensiero su certi aspetti di un evento felice. La felicità è determinata per il 50% da variabili psicofisiologiche, sulle quali non è possibile intervenire, ma per l’altro 50% si può imparare , soprattutto attraverso azioni individuali e con la partecipazione a gruppi sociali</strong> (<strong>Rébecca Shankland e Laurent Bègue, 2011</strong>).Di solito le persone non sanno bene che cosa sia la felicità, non l’apprezzano abbastanza e non sanno come raggiungerla (<strong>Fordyce, 2000</strong>).</p>
<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=997&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/psicologia-della-felicita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’amore: come svilupparlo e mantenerlo il più a lungo possibile</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/lamore-come-svilupparlo-e-mantenerlo-il-piu-a-lungo-possibile/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/lamore-come-svilupparlo-e-mantenerlo-il-piu-a-lungo-possibile/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 06:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore e relazioni sentimentali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=1045</guid>
		<description><![CDATA[L’amore: come svilupparlo e mantenerlo il più a lungo possibile A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC &#160; L’amore è un’attitudine o predisposizione a pensare, a provare sentimenti positivi e a compiere gesti positivi nei confronti di una specifica persona (Hendrick, 1986). In realtà esistono diversi tipi di amore e questa definizione è riduttiva. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>L’amore: come svilupparlo e mantenerlo il più a lungo possibile</strong></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>L’amore è un’attitudine o predisposizione a pensare, a provare sentimenti positivi e a compiere gesti positivi nei confronti di una specifica persona</strong> (Hendrick, 1986). In realtà esistono diversi tipi di amore e questa definizione è riduttiva. I ricercatori negli anni ’80 hanno individuato quattro principali forme di amore, che nascono e si sviluppano in modi molto differenti:</p>
<p align="JUSTIFY"><em>-l’amore amicale,</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>-l’amore romantico,</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>-l’amore compassionevole </em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>-e l’amore da attaccamento adulto. </em></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>L’amore amicale</strong> è un legame di amicizia che unisce due persone sulla base di un profondo sentimento di affetto, di fiducia e di condivisione di interessi; abbiamo la familiarità e la vicinanza che rendono la relazione piacevole, non ci sentiamo soli, possiamo contare sull’altro in caso di bisogno. L’amore amicale è un amore “lento”, che si sviluppa dolcemente, ma che una volta instauratosi è uno degli amori più stabili. (U. Catenazzi, G. Di Carlo , 2011). E’ stato ipotizzato che l’amore romantico si trasformi dolcemente in profondo amore amicale, lo notiamo nella coppia di vecchietti, talvolta in lite tra loro, ma legati da un sentimento che va ben oltre la semplice abitudine (Walster &amp; Walster, 1978).</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>L’amore romantico</strong> è il sentimento degli innamorati, include l’aspetto passionale ma non si riduce solo a questo . Infatti l’amore romantico è il risultato di un equilibrio che si instaura tra amore passionale, amore erotico, l’essere innamorato e l’amore amicale. L’amore romantico, l’attrazione e il desiderio si generano dalla curiosità di conoscere l’altro, dall’imprevedibilità e dalla sorpresa. Non a caso il nemico della passione è la routine, che può trasformare l’amore romantico in un timido amore amicale o ancor peggio nell’indifferenza. L’amore romantico è l’amore più instabile. <strong>L’amore compassionevole </strong>è l’amore verso il prossimo, l’amore disinteressato rivolto alla cura e alla protezione dell’altro (es. l’amore dei genitori verso i figli). Tuttavia anche questo tipo di amore è coinvolto nell’alchimia che lega una coppia. Sembra attivarsi ogni volta che uno dei due partner è in difficoltà e ha bisogno di supporto e sostegno.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>L’amore da attaccamento adulto (Adult Attachment Love)</strong> è stato descritto da Harlow (1958) e da Bowlby (1979), che hanno notato come i bambini siano dotati di un complesso sistema di comportamenti innati ,che si attivano in presenza di una possibile minaccia, con lo scopo di ricercare la protezione e il conforto dalla persona preposta alla cura. E’ l’attaccamento che lega la persona al partner in un complesso sistema di comportamenti. Questi comportamenti inconsciamente determinano anche la scelta del compagno.</p>
<p align="JUSTIFY">In sintesi nel corso della vita tutti sperimentiamo questi quattro tipi di amore: l’amore amicale, l’amore romantico, l’amore compassionevole e l’amore da attaccamento adulto. Spesso accade che un tipo si trasformi in un altro in modo naturale e quasi impercettibile. (U. Catenazzi, G. Di Carlo , 2011). <strong>La prospettiva dell’amore è dinamica, evolve nel tempo, ad esempio un amore amicale basato su un profondo sentimento di affetto può trasformarsi nel tempo e diventare un amore romantico o compassionevole.</strong> (Berscheid, 2010</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Quali sono i fattori che rendono una relazione duratura?</em></p>
<p align="JUSTIFY">Nel corso degli anni sono state proposte differenti ricette del “<strong>matrimonio perfetto</strong>”, perché nella storia i motivi per cui si decide di sposarsi sono profondamente cambiati. Il “matrimonio moderno” è basato sui sentimenti, l’80% dei soggetti sostiene che non potrebbe sposare una persona della quale non fosse innamorato. Tuttavia i matrimoni basati solo sull’amore romantico sono destinati a fallire, con il passare del tempo la soddisfazione della coppia tende inevitabilmente a diminuire (Van Laningham et. Al., 2001), a causa di problemi che la coppia non riesce a risolvere, ad esempio la mancanza di intimità e di attività condivise o la riduzione dei rapporti sessuali (Rogge &amp; Bradbury, 2002). Non è la presenza di sentimenti negativi a portare alla rottura, ma la scomparsa di sentimenti positivi come la pazienza, la comprensione, la dolcezza, gli scopi comuni che permettono di trovare le motivazioni per superare le difficoltà. Affinché la coppia duri nel tempo è indispensabile che non si basi solo sull’amore romantico, ma che a questo si accompagni quello amicale così da permettere, grazie ai sentimenti di vicinanza e alla condivisione di obiettivi e di interessi comuni, nuove soluzioni a vecchi problemi (Berscheid, 2010). Si potrebbe dire che l’amore diventa duraturo quando la relazione contiene, in una equazione di natura additiva, sia l’amore romantico, ma anche l’amore amicale, quello compassionevole ed infine l’amore da attaccamento adulto ( relazione duratura = amore romantico + amore amicale+ amore compassionevole+ amore da attaccamento adulto) . ). Spiegare ad un amico, che pensa che la sua relazione sia finita perché la passione è diminuita, che l’amore muta nel tempo ed assume sapori diversi, non potrebbe forse aiutarlo a risolvere più velocemente la sua crisi? Sembrerebbe che l’amore eterno possa esistere, ma questo non rimarrebbe sempre identico. Anche <strong>Shakespeare in un celebre sonetto diceva</strong>:”…<strong>l’amore</strong> <strong>non resta sempre identico a se stesso, ma continua a mutare e a trasformarsi parallelamente ai cambiamenti in chi lo prova”</strong> (U. Catenazzi, G. Di Carlo , 2011)</p>
<p align="JUSTIFY">
<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=1045&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/lamore-come-svilupparlo-e-mantenerlo-il-piu-a-lungo-possibile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ansia per la salute</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/lansia-per-la-salute/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/lansia-per-la-salute/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 06:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[approccio cognitivo comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[approccio cognitivo comportamentale obiettivi]]></category>
		<category><![CDATA[i disturbi somatoformi]]></category>
		<category><![CDATA[rimurginio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=828</guid>
		<description><![CDATA[A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC A causa delle implicazioni negative della parola ipocondria negli ultimi anni si è diffusa negli ambienti clinici (fra gli psicologi, gli psicoterapeuti, i medici , gli psichiatri, ecc) l’espressione di disturbi d’ansia per la salute (health anxiety) e si prevede che la prossima edizione del manuale diagnostico-statistico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;">A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC</span></p>
<p style="text-align: justify;">A causa delle implicazioni negative della parola ipocondria negli ultimi anni si è diffusa negli ambienti clinici (fra gli psicologi, gli psicoterapeuti, i medici , gli psichiatri, ecc) l’espressione di <em style="text-align: justify;">disturbi d’ansia per la salute</em><span class="Apple-style-span" style="text-align: justify;"> (health anxiety) e si prevede che la prossima edizione del manuale diagnostico-statistico, in fase di definizione ( il nuovo DSM – V , che uscirà nel 2012), adotti il termine più accettabile di </span><em style="text-align: justify;">high health anxiety</em><span class="Apple-style-span" style="text-align: justify;">, che sottolinea le analogie emerse negli ultimi anni fra l’ipocondria e i disturbi d’ansia (Bunmi, Deacon e Abramowitz, 2009), piuttosto che con i disturbi somatoformi, tra i quali l’ipocondria è attualmente inserita.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Chi soffre di un disturbo d’ansia per la salute è spesso veramente disperato, teme di essere affetto o di poter morire di qualche terribile malattia . Lo stesso termine “ipocondria” viene rifiutato da chi ne soffre, perché in realtà si sente veramente male. L’ipotesi cognitivo-comportamentale del disturbo d’ansia per la salute presuppone che il meccanismo centrale dell’ansia sia una tendenza relativamente stabile a interpretare erroneamente i sintomi del corpo, le variazioni fisiche e altre informazioni ritenute rilevanti per la salute come prove dell’esistenza di una malattia (Salkovskis, 1989, 1996; Salkovskis e Clark, 1993; Salkovskis Warwick, 1986, 1990). L’impatto di queste interpretazioni erronee varia a seconda del grado di minaccia percepita, che è determinato dall’interazione di quattro fattori:</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">1<em>) la probabilità che si manifesti la malattia temuta, </em></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><em>2) la percezione di quanto spaventose sono le conseguenze ( il dolore, la sofferenza di essere malati, la perdita di ruolo, i problemi causati alle persone care), </em></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><em>3) la percezione di quanto è in grado di prevenire peggioramenti della malattia e di quanto sente di poter influire sul suo decorso (la disponibilità di mezzi efficaci per far fronte alla minaccia percepita e di fattori esterni in grado di aiutare), </em></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><em>4) la possibilità di ricorrere ad un aiuto medico efficace (a volte percepiscono i “fattori di salvezza” come valori negativi, ritenendo ad esempio che le terapie per i tumori comportino conseguenze peggiori per il tumore stesso).</em></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><em>Cosa fa la persona che soffre di un disturbo d’ansia per la salute?</em></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">La persona rimane costantemente attenta ad ogni piccolo cambiamento somatico, monitorizza il suo corpo alla ricerca della presenza di eventuali segni di malattia, ha la ferma convinzione che i medici contattati non siano stati in grado di capire la vera natura del suo problema e quindi di fornire una soluzione adeguata; riferisce spesso numerosi malesseri quali mal di testa o mal di stomaco o dolori alla schiena, ma è soprattutto la costante preoccupazione di avere la malattia che causa il disagio maggiore. La preoccupazione è legata alla “</span><em>paura di avere la malattia</em><span style="font-size: x-small;">”, non è la preoccupazione per la malattia. Per tale motivo la persona non riesce mai a trovare una risposta adeguata al suo malessere, perché non viene mai affrontato il suo vero problema: </span><span style="font-size: x-small;"><em>la ferma convinzione di avere una malattia, l’elemento cardine di un’ immagine si sé e della vita fortemente invalidante</em></span><span style="font-size: x-small;">. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">L’ansia per la salute o ipocondria solitamente si accompagna ai disturbi dell’umore ( depressione maggiore, distimia) e dell’ansia (disturbo d’ansia generalizzato, disturbo di panico e disturbo ossessivo-compulsivo); inoltre rispetto alla popolazione generale queste persone hanno una probabilità tre volte superiore di avere un disturbo di personalità ( di tipo ossessivo-compulsivo o evitante) e di abusare di sostanze, in particolare benzodiazepine (Barsky, Wyshak e Klerman, 1992; Sakai et al., 2010)</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><em>Come avviene il trattamento psicoterapico?</em></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">L’approccio di trattamento dell’ansia connessa allo stato di salute è molto simile a quello dell’attacco di panico, per il quale l’approccio cognitivo-comportamentale è il più efficace in base alle evidenze scientifiche. Spesso in passato in questi pazienti si sono verificati anche degli attacchi di panico e inizialmente un trattamento che fronteggia il “</span><em>circolo vizioso del panico</em><span style="font-size: x-small;">” è molto utile per introdurre la spiegazione cognitiva (modello cognitivo), che serve ad affrontare e fronteggiare il problema connesso all’ansia per la salute. Un trattamento ben riuscito degli attacchi di panico può rivelarsi un efficace mezzo di introduzione alla spiegazione cognitiva del ”</span><em>circolo vizioso dell’ansia connessa alla salute</em><span style="font-size: x-small;">”, che aiuta a risolvere il problema ipocondriaco e ad eliminare la “</span><em>credenza dell’erronea interpretazione catastrofica dei sintomi</em><span style="font-size: x-small;">”, che influisce in modo significativo sui significati pertinenti l’autostima e l’identità personale (queste persone hanno scarsa autostima e un’immagine di sé fragile, vulnerabile). Si interviene sul </span><em>rimurginio dell’ansia</em><span style="font-size: x-small;"> connesso alla salute , si introduce e si aiuta la persona a darsi spiegazioni alternative, a spostare il focus della sua attenzione dal corpo </span><em>(attenzione selettiva</em><span style="font-size: x-small;">), si agisce sulle credenze centrali </span><em>(timore sproporzionato di danno, tendenza alla previsione catastrofica, timore dell’incertezza, timori legati alla valutazione di sé e bisogno di controllo</em><span style="font-size: x-small;">), che contribuiscono a mantenere il disturbo (Sassaroli, Lorenzini, Ruggiero, 2006), si effettuano interventi cognitivi basati sulla </span><em>mindfulness</em><span style="font-size: x-small;"> (Lovas e Barsky, 2010), si utilizzano tecniche come l’esposizione e la prevenzione della risposta ( Visser e Bouman, 2001), si fanno elicitare pensieri e relativi significati </span><span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;">per modificare errori di pensiero, convinzioni e credenze attraverso l’uso di tecniche cognitivo-comportamentali (Wells, 1999). </span></p>
Ricerche correlate: <a href="http://www.drlorettabezzi.it/lansia-per-la-salute/" title="approccio cognitivo comportamentale obiettivi">approccio cognitivo comportamentale obiettivi</a>&nbsp;<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=828&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/lansia-per-la-salute/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli attacchi di panico e l’agorafobia</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/gli-attacchi-di-panico-e-l%e2%80%99agorafobia/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/gli-attacchi-di-panico-e-l%e2%80%99agorafobia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 18:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attacchi di Panico]]></category>
		<category><![CDATA[2002]]></category>
		<category><![CDATA[agorofobia e cuore]]></category>
		<category><![CDATA[depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[depersonalizzazione via di fuga]]></category>
		<category><![CDATA[john v. jones]]></category>
		<category><![CDATA[lyddon]]></category>
		<category><![CDATA[williams j.]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=832</guid>
		<description><![CDATA[A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC Vi è una relazione temporale tra la comparsa degli attacchi di panico e l’insorgenza dell’agorafobia (DSM-IV-R). Tuttavia gli attacchi di panico non si accompagnano sempre all’agorafobia, ma possono presentarsi anche da soli. Cos’è un attacco di panico? Si può definire “attacco di panico” un periodo preciso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;">A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Vi è una relazione temporale tra la comparsa degli </span><span style="font-size: x-small;"><strong>attacchi di panico</strong></span><span style="font-size: x-small;"> e l’insorgenza dell’</span><span style="font-size: x-small;"><strong>agorafobia</strong></span><span style="font-size: x-small;"> (DSM-IV-R). Tuttavia gli attacchi di panico non si accompagnano sempre all’agorafobia, ma possono presentarsi anche da soli.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;"><em>Cos’è un attacco di panico?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">Si può definire “</span><span style="font-size: x-small;"><strong>attacco di panico”</strong></span><span style="font-size: x-small;"> un periodo preciso di intensa paura o disagio, che si sviluppa improvvisamente e raggiunge il suo picco nel giro di 10 minuti. E’ accompagnato da almeno 4 dei seguenti sintomi: </span><span style="font-size: x-small;"><em>dispnea, vertigini, palpitazioni, tremori, sudorazione, sensazione di asfissia, nausea, dolori addominali, depersonalizzazione, torpore, formicolio, vampate di calore, brividi, dolore al petto, paura di morire, paura di impazzire o di perdere il controllo</em></span><span style="font-size: x-small;"> (DSM IV – R). Dopo i primi attacchi di panico </span><span style="font-size: x-small;"><em>(la persona deve aver avuto almeno due attacchi di panico inaspettati, seguiti da almeno un mese di preoccupazione dovuta alla paura di averne un altro)</em></span><span style="font-size: x-small;"> la “</span><span style="font-size: x-small;"><strong>paura di stare male</strong></span><span style="font-size: x-small;">” è tale che anche la presenza di un solo sintomo (es. vertigine, tachicardia, ecc.) può innescare la “</span><span style="font-size: x-small;"><strong>paura della paura</strong></span><span style="font-size: x-small;">” che porta all’attacco di panico. Le due paure principali del </span><span style="font-size: x-small;"><strong>disturbo da attacchi di panico</strong></span><span style="font-size: x-small;"> sono la </span><span style="font-size: x-small;"><strong>“paura di morire”</strong></span><span style="font-size: x-small;"> (di un attacco di cuore) e la </span><span style="font-size: x-small;"><strong>“paura di impazzire”.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;"><em>Cos’è l’ agorafobica?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;"><strong>L’agorafobia è l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali può essere difficile ottenere un aiuto nel caso di un attacco di panico inatteso o situazionale </strong></span><span style="font-size: x-small;">(es. trovarsi fuori casa da soli, viaggiare da soli, trovarsi in galleria o in autostrada, fermi ad un semaforo o nel traffico cittadino, sui ponti, negli spazi aperti, in fila al supermercato, in banca, ecc.). </span><span style="font-size: x-small;"><strong>L’agorafobia senza attacchi di panico si incontra raramente</strong></span><span style="font-size: x-small;">, di solito sussistono sempre delle crisi d’ansia, che però non raggiungono l’intensità prevista per fare una diagnosi di disturbo da attacchi di panico (DSM-IV-R). Altre volte si tratta di fobie specifiche (es. claustrofobia, Friend e Andrews, 1990). L’</span><span style="font-size: x-small;"><strong>agorafobia </strong></span><span style="font-size: x-small;">è un </span><span style="font-size: x-small;"><strong>disturbo d’ansia fobico</strong></span><span style="font-size: x-small;">, che rientra nel </span><span style="font-size: x-small;"><strong>gruppo delle fobie</strong></span><span style="font-size: x-small;">, spesso correlate e sovrapposte, che includono la paura di uscire da casa, la paura della folla, dei posti pubblici, di entrare nei negozi o di viaggiare soli in treno, in autobus, in aereo, ecc. La caratteristica comune è la mancanza di una via di fuga immediatamente disponibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;"><em>Quando, perché e come si verifica un attacco di panico?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">Secondo il </span><span style="font-size: x-small;"><strong>modello cognitivo del Disturbo di Panico</strong></span><span style="font-size: x-small;"> gli attacchi di panico si verificano quando alcune sensazioni corporee vengono percepite come molto più pericolose di quanto non lo siano in realtà e di conseguenza vengono interpretate come segnali di un’imminente ed </span><span style="font-size: x-small;"><strong>improvvisa catastrofe</strong></span><span style="font-size: x-small;"> (Clark, 1986). Per esempio la persona interpreta erroneamente qualche palpitazione come il segnale di un infarto imminente, oppure una sensazione di nervosismo come il sintomo iniziale della perdita di controllo o della pazzia. Il </span><span style="font-size: x-small;"><strong>circolo vizioso</strong></span><span style="font-size: x-small;"> che culmina in un attacco di panico si sviluppa quando uno stimolo percepito come minaccioso crea uno stato di forte preoccupazione. Quando poi il soggetto interpreta in modo catastrofico le sensazioni somatiche che lo accompagnano, sperimenterà un ulteriore incremento della preoccupazione, si acuiranno le sensazioni somatiche fino all’esplosione vera e propria dell’attacco di panico. Per disinnescare il </span><span style="font-size: x-small;"><strong>“circolo vizioso</strong></span><span style="font-size: x-small;">” che porta all’attacco di panico il </span><span style="font-size: x-small;"><strong>modello cognitivo-comportamentale</strong></span><span style="font-size: x-small;"> è quello più accreditato in base alle evidenze scientifiche e si dovrebbe porre come il trattamento di scelta nel disturbo di panico, perché è un trattamento di provata efficacia sperimentale (Williams J., Lyddon, John V. Jones, 2002). Sembra che l’efficacia sia equivalente e talora superiore a quella della farmacoterapia (Clum, 1989; Michelson e Marchione, 1991), senza considerare che l’uso del farmaco induce sempre a pensare che ogni risultato, miglioramento sintomatico sia da attribuire al farmaco e non a se stessi. Molte ricerche controllate hanno dimostrato che quasi tutti i pazienti sottoposti a terapia cognitivo-comportamentale migliorano e ben il 90% non ha più sintomi alla fine di una terapia breve (Williams J., Lyddon John V. Jones, 2002). </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">La </span><span style="font-size: x-small;"><strong>terapia cognitivo-comportamentale degli attacchi di panico con agorafobia</strong></span><span style="font-size: x-small;"> prevede due obiettivi:</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">1) bloccare gli attacchi di panico e la loro interferenza con la vita dell’individuo,</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">2) ridurre gli evitamenti agorafobici, l’ansia anticipatoria, l’ansia scatenata dall’esposizione, riducendo la vulnerabilità stessa al disturbo. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">Infatti una volta che l’attacco di panico si è presentato intervengono tre fattori di mantenimento, che perpetuano il disturbo stesso: </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">1) l’attenzione selettiva sulle sensazioni corporee,</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">2) i comportamenti protettivi associati alla situazione,</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">3) e l’evitamento. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">In pratica in terapia vengono fornite delle </span><span style="font-size: x-small;"><strong>strategie comportamentali</strong></span><span style="font-size: x-small;">, affinché la persona possa sostituire i comportamenti protettivi in situazione, diminuire l’ansia e </span><span style="font-size: x-small;"><strong>cambiare le cognizioni </strong></span><span style="font-size: x-small;">associate alle paure di morire, di impazzire o di perdere il controllo. Solitamente un protocollo di terapia breve cognitivo-comportamentale per gli attacchi di panico, se non sono presenti altri disturbi, prevede circa 16-20 sedute.</span></p>
Ricerche correlate: <a href="http://www.drlorettabezzi.it/gli-attacchi-di-panico-e-l%e2%80%99agorafobia/" title="agorofobia e cuore">agorofobia e cuore</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/gli-attacchi-di-panico-e-l%e2%80%99agorafobia/" title="depersonalizzazione via di fuga">depersonalizzazione via di fuga</a>&nbsp;<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=832&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/gli-attacchi-di-panico-e-l%e2%80%99agorafobia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Introduzione su: i disturbi dissociativi</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 08:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disturbi Dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA["i disturbi dissociativi"]]></category>
		<category><![CDATA[amnesia dissociativa]]></category>
		<category><![CDATA[depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dissociativi in psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo dell'identità]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo non altrimenti specificato]]></category>
		<category><![CDATA[em]]></category>
		<category><![CDATA[personalità multipla]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitiva e depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[stres]]></category>
		<category><![CDATA[test di realtà]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento amnesia dissociativa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=382</guid>
		<description><![CDATA[I disturbi dissociativi sono caratterizzati dalla sconnessione delle funzioni solitamente integrate della coscienza, memoria, identità o della percezione dell’ambiente. Vengono inclusi fra i disturbi dissociativi i seguenti quadri psicopatologici: Amnesia Dissociativa, che è caratterizzata dall’incapacità di rievocare importanti notizie personali, usualmente di origine traumatica e stressogena (è molto estesa e non può essere spiegata come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I disturbi dissociativi <em>sono caratterizzati dalla sconnessione delle funzioni solitamente integrate della coscienza, memoria, identità o della percezione dell’ambiente</em>. Vengono inclusi fra i disturbi dissociativi i seguenti quadri psicopatologici:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Amnesia Dissociativa</strong>, che è caratterizzata dall’incapacità di rievocare importanti notizie personali, usualmente di origine traumatica e stressogena (è molto estesa e non può essere spiegata come una normale tendenza a dimenticare).</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Fuga Dissociativa</strong>, che è caratterizzata dall’allontanamento improvviso e inaspettato da casa o dall’abituale posto di lavoro, accompagnato dall’incapacità di ricordare il proprio passato e da confusione circa la propria identità personale, oppure dall’ assunzione di una nuova identità.</li>
<li><strong>Disturbo Dissociativo dell’Identità (precedentemente Disturbo da Personalità Multipla) </strong>, che è caratterizzato dalla presenza di due o più identità o stati di personalità, che in modo ricorrente assumono il controllo del comportamento del soggetto, accompagnato da una incapacità di ricordare importanti notizie personali ( è troppo estesa per essere spiegata con una normale tendenza a dimenticare).</li>
<li><strong>Disturbo di Depersonalizzazione, </strong>che  è caratterizzato dal sentimento persistente o ricorrente di essere staccato dal proprio corpo o dai propri processi mentali, mentre rimane intatto il test di realtà.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Disturbo Dissociativo Non Altrimenti Specificato, </strong>che è stato incluso per registrare i disturbi in cui la manifestazione principale è un sintomo dissociativo, ma che non soddisfano i criteri per nessun Disturbo Dissociativo Specificato.</li>
</ul>
Ricerche correlate: <a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi/" title="disturbi dissociativi in psicologia">disturbi dissociativi in psicologia</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi/" title="disturbi dissociativi">disturbi dissociativi</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi/" title="disturbo dissociativo dell\identità">disturbo dissociativo dell\identità</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi/" title="i disturbi dissociativi">i disturbi dissociativi</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi/" title="trattamento amnesia dissociativa">trattamento amnesia dissociativa</a>&nbsp;<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=382&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Introduzione su: l&#8217;insonnia primaria</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-linsonnia-primaria/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-linsonnia-primaria/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 06:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insonnia]]></category>
		<category><![CDATA["sonno non ristoratore"]]></category>
		<category><![CDATA[abuso]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[em]]></category>
		<category><![CDATA[funzionamento sociale]]></category>
		<category><![CDATA[insonnia primaria criteri diagnostici]]></category>
		<category><![CDATA[sicologica]]></category>
		<category><![CDATA[stres]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=388</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;alterazione prevalente è la difficoltà ad iniziare o a mantenere il sonno, o il sonno non ristoratore, per almeno 1 mese. Ciò causa disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti. L&#8217;alterazione del sonno non si verifica esclusivamente durante il decorso di Narcolessia, Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;alterazione prevalente è la difficoltà ad iniziare o a mantenere il sonno, o il sonno non ristoratore, per almeno 1 mese. Ciò causa disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti. L&#8217;alterazione del sonno non si verifica esclusivamente durante il decorso di Narcolessia, Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione, Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno o di una Parasonnia;  non si verifica esclusivamente durante il decorso di un altro disturbo mentale (per es., Disturbo Depressivo Maggiore, Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzato, un delirium) e l’alterazione non è dovuta agli effetti fisiopatologici diretti di una sostanza (per es., una sostanza di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale.</p>
<p style="text-align: justify;">I soggetti riferiscono una combinazione di difficoltà di addormentarsi e di risvegli intermittenti durante il sonno. L’insonnia primaria è spesso associata ad aumentata reattività fisiologica o psicologica notturna, in combinazione con condizionamenti negativi per il sonno. Una notevole preoccupazione riguardo il sonno  e lo stress dovuto all’ incapacità di dormire possono contribuire allo sviluppo di un circolo vizioso. L&#8217;insonnia cronica può portare ad una diminuzione del senso di benessere durante il giorno. Molti individui affetti da insonnia primaria hanno una storia di sonno leggero o facilmente disturbato, precedenti a problemi di sonno; possono presentare sintomi di ansietà o depressione, che non soddisfano i criteri per uno specifico disturbo mentale e a volte usano le medicine in modo inappropriato.</p>
<p style="text-align: justify;">La polisonnografia può dimostrare scarsa continuità del sonno. I soggetti possono apparire affaticati o afflitti, ma non dimostrano anomalie caratteristiche all&#8217;esame fisico; molti affermano che questi disturbi aumentano con l&#8217;età.  La maggior parte delle persone ha un esordio quasi improvviso in occasione di uno stress psicologico, sociale o medico e spesso l&#8217;insonnia persiste a lungo dopo la risoluzione di fattori causali originari. Il disturbo deve essere distinto dai disturbi mentali che includono l’insonnia come una manifestazione mentale o associata e non deve essere fattala diagnosi di insonnia se l&#8217;insonnia si verifica esclusivamente durante il decorso di un altro disturbo mentale.</p>
Ricerche correlate: <a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-linsonnia-primaria/" title="sonno non ristoratore">sonno non ristoratore</a>&nbsp;<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=388&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-linsonnia-primaria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La ruminazione depressiva: evoluzioni nel trattamento</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/la-ruminazione-depressiva-evoluzioni-nel-trattamento/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/la-ruminazione-depressiva-evoluzioni-nel-trattamento/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 18:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ruminazione Depressiva]]></category>
		<category><![CDATA[cos è la ruminazione depressiva?]]></category>
		<category><![CDATA[fare niente]]></category>
		<category><![CDATA[la ruminazione]]></category>
		<category><![CDATA[la ruminazione depressiva]]></category>
		<category><![CDATA[le ricadute depressive]]></category>
		<category><![CDATA[perche non ho voglia di fare niente]]></category>
		<category><![CDATA[perchè sono debole?]]></category>
		<category><![CDATA[rimuginio]]></category>
		<category><![CDATA[ruminazione adattiva]]></category>
		<category><![CDATA[ruminazione depressiva]]></category>
		<category><![CDATA[ruminazione o]]></category>
		<category><![CDATA[teoria della ruminazione]]></category>
		<category><![CDATA[terapia depressiva]]></category>
		<category><![CDATA[wells ruminazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=839</guid>
		<description><![CDATA[A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, psicologa-psicoterapeuta, SITCC Da alcuni anni sono noti gli effetti disfunzionali del pensiero ripetitivo e la focalizzazione sulla modalità depressiva o depressive mood (Ingram e Smith, 1984; Carver e Scheier, 1990; Watkins e Teasdale, 2001; Watkins, 2004). Il pensiero ripetitivo incastra chi lo mette in atto in un circolo vizioso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: FreeSans, sans-serif; font-weight: normal; font-size: x-small;">A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, psicologa-psicoterapeuta, SITCC</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: FreeSans, sans-serif; font-size: x-small;">Da alcuni anni sono noti gli effetti disfunzionali del </span><strong style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;">pensiero ripetitivo</strong><span class="Apple-style-span" style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;"> e la focalizzazione sulla modalità depressiva o </span><strong style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;">depressive mood</strong><span class="Apple-style-span" style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;"> (Ingram e Smith, 1984; Carver e Scheier, 1990; Watkins e Teasdale, 2001; Watkins, 2004). </span><strong style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;">Il pensiero ripetitivo incastra chi lo mette in atto in un circolo vizioso in cui il solo ed unico esito è continuare a pensare in modo ripetitivo, concentrandosi sul fatto che in quel momento ci si sente tristi, scoraggiati o depressi.</strong><span class="Apple-style-span" style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;"> (A. Bassanini, Stateofmind, ottobre 2011). Questo processo cognitivo ripetitivo viene chiamato </span><strong style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;">ruminazione o rumination</strong><span class="Apple-style-span" style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;"> (Watkins, 2008). Il pensiero ruota attorno ad </span><strong style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;">un unico tema</strong><span class="Apple-style-span" style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;">, che si presenta anche quando non vi è una richiesta immediata o una richiesta ambientale che giustifichi tali pensieri (esempio: : “Sono debole”, “Non riesco a combinare niente”, “Perché non ho voglia di fare niente?”, “Non sono più quello di una volta”, “Sono di pessimo umore”, “Perché sono un fallimento totale?”, “Perché reagisco in modo così negativo?”). La ruminazione è </span><strong style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;">una forma circolare di pensiero persistente, passivo, ripetitivo sui sintomi della depressione.</strong><span class="Apple-style-span" style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;"> (Rippere, 1977; Nolen-Hoeksema, 1991); il pensiero è rivolto al passato e non alla paura di eventi futuri come nel rimuginio. La tendenza è quella di concentrarsi cronicamente su di sé e ad autoanalizzarsi a prescindere dallo stato d’animo, con valutazioni negative su di sé, sulle emozioni (diventano negative anche le emozioni positive), sui comportamenti, sulle situazioni.ì, ecc. Sono questi </span><strong style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;">pensieri ruminativi che diventano la causa della ricomparsa della depressione,</strong><strong style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;">del suo mantenimento e aggravamento</strong><span class="Apple-style-span" style="font-family: FreeSans, sans-serif; text-align: justify; font-size: x-small;"> (Alloy e colleghi, 2000) . Con la ruminazione il 70% delle persone con un disturbo depressivo presenta un ritorno dei sintomi dopo la guarigione (ricorrenza) (Mancini e Rainone, 2004). Secondo Conway e colleghi (2000); la ruminazione non motiva i soggetti a pianificare azioni riparative, i soggetti non riescono ad uscire dal loro problema, nonostante l’attenzione costante rivolta al problema. Inoltre i pensieri ruminativi non vengono condivisi con gli altri quando il riconoscimento del malessere sarebbe fondamentale per superare e per guarire dalla depressione. La ruminazione in risposta ad uno stato depressivo è associata ad esiti gravemente deleteri e sembra ritardare la ripresa da eventi depressivi maggiori. Pare difficile comprendere perché le persone scelgano di ruminare nonostante le gravi conseguenze descritte.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSans, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Negli ultimi anni molti progressi sono stati fatti dalla ricerca in psicoterapia, molti modelli e teorie sono state individuate per il trattamento della depressione e per prevenire le ricadute. Secondo Watkins (2008) il <strong>ruminare di per sé non è così disfunzionale</strong>, ciò che sembra essere <strong>disfunzionale è</strong> il <strong>come si rumina</strong> (A. Bassanini, Stateofmind, ottobre 2011); è <strong>la ruminazione dei “why” (dei perché)</strong> a mantenere l’umore depresso e sfiduciato (“perché è successo proprio a me?”, “perché mi caccio sempre nelle solite situazioni?”). Secondo il <strong>modello di Watkins e la Rumination-Focused CBT </strong>da lui sviluppata per il trattamento delle ricadute depressive, esisterebbe un altro tipo di ruminazione che sarebbe utile, funzionale ed adattiva (problem solver); è <strong>la ruminazione dei “how” (dei come),</strong> che permetterebbe di sentirsi efficaci nell’affrontare un problema e pianificare una soluzione (“come faccio a risolvere questa situazione?”, “come posso fronteggiarla?”, “cosa avrebbe fatto Giovanni nella mia situazione?”, “come posso ridurre le conseguenze negative?”, ecc). Questa descrizione apre la strada a riflessioni teoriche di tecnica terapeutica. Pensare di strutturare un intervento mirato sulle modalità con cui una persona rumina consente di trovare strade future, efficaci ed utili per il trattamento della depressione (A. Bassanini, Stateofmind, ottobre 2011).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: FreeSans, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La <strong>Terapia Cognitivo-Comportamentale</strong> ha sviluppato negli ultimi anni diverse strategie terapeutiche per far fronte alla <strong>ruminazione depressiva</strong>, la principale causa delle ricadute nel sintomo depressivo. Sono particolarmente importanti ed efficaci, per accrescere l’efficacia nel ridurre la vulnerabilità alla ricaduta nelle persone con due o più episodi depressivi, l’approccio alla ruminazione dei “how” di Watkins nella<strong> CBT</strong> <strong>(Rumination Focused) </strong>, la <strong>Terapia del Benessere</strong> (Fava et al., 1998), la <strong>Terapia Cognitiva Basata sulla Minfulness</strong> (Teasdale et al., 1995; Segale t al., 2002), la <strong>Terapia Metacognitiva</strong> che segue il modello della funzione autoregolatoria (FA) (Papageorgiou e Wells, 1999), la <strong>Tecnica del Training Attentivo</strong> (Papageorgiou e Wells, 2000), l’ <strong>EMDR</strong> (Shapiro, 1995), ecc., che sono tutte tecniche da integrare alla Terapia Cognitiva Standard di Beck. </span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: FreeSans, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">CORSO INTENSIVO AUTOSTIMA della Dott.ssa Loretta Bezzi </span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: FreeSans, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">18,19,20 Novembre e 3 Dicembre,</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: FreeSans, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">C/O Studio di Psicologia e Psicoterpia Cognitiva– VILLA VERUCCHIO (RN)</span></span></p>
<p align="CENTER">“<span style="font-family: FreeSans, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">COME MIGLIORARE L’AUTOSTIMA, LA SICUREZZA DI SE’, L’AUTOIMMAGINE E L’AMORE PER SE STESSI”</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: FreeSans, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Max 15 persone</span></span></p>
Ricerche correlate: <a href="http://www.drlorettabezzi.it/la-ruminazione-depressiva-evoluzioni-nel-trattamento/" title="la ruminazione depressiva">la ruminazione depressiva</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/la-ruminazione-depressiva-evoluzioni-nel-trattamento/" title="ruminazione adattiva">ruminazione adattiva</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/la-ruminazione-depressiva-evoluzioni-nel-trattamento/" title="ruminazione o">ruminazione o</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/la-ruminazione-depressiva-evoluzioni-nel-trattamento/" title="terapia depressiva">terapia depressiva</a>&nbsp;<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=839&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/la-ruminazione-depressiva-evoluzioni-nel-trattamento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’Autostima: come  migliorarla</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/lautostima-come-migliorarla/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/lautostima-come-migliorarla/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 06:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autostima]]></category>
		<category><![CDATA[aumentare l'autostima e emdr]]></category>
		<category><![CDATA[autostima come migliorarla]]></category>
		<category><![CDATA[e.m.d.r. italia]]></category>
		<category><![CDATA[emdr italia]]></category>
		<category><![CDATA[emdritalia]]></category>
		<category><![CDATA[m.miceli 1998]]></category>
		<category><![CDATA[mdr italia]]></category>
		<category><![CDATA[mdritalia]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivo aumentare l'autostima]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=803</guid>
		<description><![CDATA[L’Autostima: come migliorarla… &#160; A cura della dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoteapeuta SITCC ed EMDR Italia &#160; L’autostima è quel sentimento per cui una persona, rivolgendosi a se stessa, pensa in generale positivamente o negativamente; include anche la parola “sicurezza”, la sicurezza nelle proprie capacità mentali e/o fisiche, nell’essere ben accettato o addirittura ammirato dagli altri. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>L’Autostima: </strong></span><span style="font-size: medium;">come migliorarla…</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura della dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoteapeuta SITCC ed EMDR Italia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">L’<strong>autostima</strong> è quel sentimento per cui una persona, rivolgendosi a se stessa, pensa in generale positivamente o negativamente; include anche la parola “<em>sicurezza</em>”, la <strong>sicurezza nelle proprie capacità mentali e/o fisiche, nell’essere ben accettato o addirittura ammirato dagli altri</strong>. (S. Crosera, 2000).</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Come si caratterizza l’autostima ?</em></p>
<p align="JUSTIFY">L’autostima si può distinguere in <strong>alta e bassa autostima, in autostima realistica o irrealistica, autentica e inautentica, stabile e instabile, globale e specifica</strong><em>. </em>( M. Miceli, 1998)<em> </em><strong>L’alta e bassa autostima</strong> sono in rapporto con le nostre <em>valutazioni </em>e le nostre <em>aspirazioni.</em> Per sapere se una persona ha un’alta o una bassa autostima bisogna sapere “<em>cosa pensa di sé</em>” e “<em>come vorrebbe essere</em>”. Occorre osservare che discrepanza c’è tra le sue autovalutazioni di fatto e quelle desiderate. Se la discrepanza è grande, l’autostima sarà bassa; se la discrepanza è piccola, l’autostima sarà alta, perché la persona pensa di corrispondere ai suoi desideri, alle sue aspettative e ambizioni. La persona che ha <strong>un’autostima alta</strong> prima di intraprendere ogni attività, risolvere un problema, affrontare una prova, appare in genere sicura di sé, convinta di avere buone probabilità di successo. E’ questa fiducia in se stessa che le dà la spinta, l’incoraggiamento: <em>è una scommessa proprio su se stessa</em>. Senza questa scommessa avrebbe un atteggiamento fin troppo cauto e conservatore, che non le farebbe osare strade nuove. Ha spesso alle spalle una storia di precedenti successi, che alimentano le sue rosee aspettative. Se in passato è incappata in qualche delusione rispetto a compiti simili, tende a pensare che <em>“stavolta andrà bene</em>”. Le situazioni e le prove difficili le risultano stimolanti, sono una <em>sfida </em>da raccogliere, per dimostrare a se stessa e agli altri che è in bamba, in una parola <em>vuole eccellere</em>. La persona che ha una <strong>bassa autostima</strong>, invece, prima di ogni prova si sente <em>ansiosa e preoccupata</em>, vorrebbe darsela a gambe ed essere lasciata in pace. Ha molti <em>dubbi</em> sull’esito dei suoi sforzi e l’esperienza passata non le suggerisce prognostici favorevoli; si raffigura anche il momento in cui dovrà fare i conti con l’ennesimo fallimento. Entra in <em>panico</em> anche quando c’è un iniziale risultato positivo, tende ad <em>evitare</em> e così facendo si sottrae anche alle possibilità di successo. Non vede le <em>prove</em> come stimolanti sfide, ma <em>come minacce per la sua autostima</em>, occasioni in cui rischia di dimostrare di non essere abbastanza capace, interessante, intelligente. Pensa che <em>basta cavarsela</em>, l’atteggiamento è quello sulla difensiva, non quello all’attacco. Mentre di fronte al successo la persona che ha un’alta autostima è soddisfatta, perché vede confermate le sue aspettative; quella che ha una bassa autostima non è contenta, il successo la coglie di sorpresa , la rende confusa e timorosa.Tuttavia l’autostima non è sempre stabile, costante nel tempo, può subire anche delle variazioni, delle oscillazioni periodiche o quotidiane, che dipendono da fattori contemporanei o storici. <strong>Un’autostima instabile da “fattori contemporanei” </strong>varia di volta in volta in base alle situazioni, agli specifici successi o fallimenti e alle specifiche autovalutazioni che la persona si dà. Ogni successo o apprezzamento positivo, e viceversa ogni fallimento o apprezzamento negativo, vengono automaticamente interpretati come segni del proprio valore, conseguentemente l’autostima si innalza o si abbassa, seguendo le oscillazioni del momento. Gli inevitabili alti e bassi della vita di tutti i giorni sono automaticamente ritradotti in alti e bassi della loro autostima. I “<strong>fattori storici” che influenzano l’autostima</strong>, invece, comprendono il comportamento valutativo di genitori, insegnanti e altre figure significative. Questi possono avere importanti ripercussioni sull’autostima del bambino e influenzare anche molte sue caratteristiche in età adulta. <strong>Un’autostima instabile</strong> da “fattori storici” sembra dipendere dall’arbitrarietà e mutevolezza delle valutazioni altrui, a cui siamo esposti nell’infanzia. Se l’adulto esprime giudizi arbitrari, inattendibili, contraddittori, motivati dall’umore del momento, il bambino arriverà a convincersi di non avere controllo sulle valutazioni che riceve, cioè di non essere in grado di favorire certe valutazioni o di impedirne altre.</p>
<p align="JUSTIFY">Concludendo l’autostima si caratterizza anche in base ad altre dimensioni che sono la sua globalità o specificità, autenticità o inautenticità e il suo essere realistica o irrealistica. <strong>L’autostima globale </strong>è indicatore ricorrente e attendibile del benessere psicologico dell’individuo; <strong>l’autostima specifica</strong> permette di prevedere il comportamento in attività intellettuali, sociali, affettive, ecc., ovvero il successo o il fallimento. <strong>L’autostima realistica</strong> è aderente ai fatti, mentre <strong>l’autostima irrealistica </strong>è lontana dalla realtà (può talvolta darci intraprendenza e tenacia, qualità molto utili per progredire, apprendendo nuove strategie e acquisendo nuove competenze). <strong>L’autostima autentica</strong> è quella composta da autovalutazioni che la persona crede corrispondenti a verità, per cui un’alta <strong>autostima inautentica</strong> maschera una bassa autostima. Un’autostima alta, sufficientemente realistica, autentica, stabile e globale è segno di benessere psicologico ben più di un’autostima bassa, irrealistica, in autentica, ecc. ( M. Miceli, 1998)</p>
<p align="JUSTIFY"><em>L’autostima si può migliorare?</em></p>
<p align="JUSTIFY">L’autostima si può migliorare essendo connessa con l’autovalutazione, con il conoscersi o piacersi. Per migliorare l’autostima occorre modificare il sistema di credenze, di convinzioni, di aspettative su se stessi, le prospettive o punti di vista dell’autovalutazione e del giudizio di sé. Solo così si può cambiare il senso del proprio valore. Le terapie cognitive e i training di terapia cognitiva specifici per migliorare l’autostima sono risultati piuttosto efficaci, perché aiutano ad assumere un atteggiamento critico rispetto alle proprie convinzioni, cercando di metterle in discussione.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="CENTER">CORSO INTENSIVO AUTOSTIMA della Dott.ssa Loretta Bezzi 14-15-16 e 29 OTTOBRE,</p>
<p align="CENTER">C/O HOTEL OSTE DEL CASTELLO – VERUCCHIO (RN)</p>
<p align="CENTER">“COME MIGLIORARE L’AUTOSTIMA, LA SICUREZZA DI SE’, L’AUTOIMMAGINE E L’AMORE PER SE STESSI”</p>
<p align="CENTER">Max 15 persone</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
Ricerche correlate: <a href="http://www.drlorettabezzi.it/lautostima-come-migliorarla/" title="emdritalia">emdritalia</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/lautostima-come-migliorarla/" title="mdritalia">mdritalia</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/lautostima-come-migliorarla/" title="autostima come migliorarla">autostima come migliorarla</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/lautostima-come-migliorarla/" title="obiettivo aumentare l\autostima">obiettivo aumentare l\autostima</a>&nbsp;<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=1016&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/lautostima-come-migliorarla/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La depressione bipolare: trattamento cognitivo-comportamentale</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/la-depressione-bipolare-trattamento-cognitivo-comportamentale/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/la-depressione-bipolare-trattamento-cognitivo-comportamentale/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 18:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione Bipolare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=824</guid>
		<description><![CDATA[A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC La depressione è la malattia mentale più diffusa al mondo ed è in continua crescita. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è un’emergenza mondiale non solo per la grandezza del numero delle persone che ogni anno si ammalano, ma anche per gli effetti che il disturbo comporta. Infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;">A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">La </span><span style="font-size: x-small;"><strong>depressione</strong></span><span style="font-size: x-small;"> è la malattia mentale più diffusa al mondo ed è in continua crescita. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è un’emergenza mondiale non solo per la grandezza del numero delle persone che ogni anno si ammalano, ma anche per gli effetti che il disturbo comporta. Infatti anche quando non si arriva al </span><span style="font-size: x-small;"><strong>suicidi</strong></span><span style="font-size: x-small;">o (la probabilità di suicidio è del 15% circa) si ha comunque un notevole deterioramento psicosociale, una compromissione in aree importanti della vita : la persona non riesce più a lavorare o a studiare, a mantenere relazioni sociali ed affettive, a provare piacere ed interesse nelle attività, manifesta maggiori difficoltà relazionali, maggiore incapacità nell’adempiere il proprio ruolo in famiglia e presenta uno stato di salute peggiore.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">Ogni anno si ammalano di depressione circa 100 milioni di persone nel mondo , il 75% non viene trattato o riceve cure inappropriate. Si stima che circa un terzo della popolazione mondiale soffrirà di un episodio di depressione lieve durante la propria vita; i tassi di prevalenza del disturbo per un periodo superiore ai 12 mesi oscillano tra il 2,6% e il 12,7% negli uomini e il 7% e 21% nelle donne. Si ipotizza che tra circa 15 anni nel mondo la depressione clinica avrà un peso sulla salute secondo solo alla malattia cardiaca cronica (Hartley, 1998, WHO, 1998). La depressione è in aumento tra le persone giovani, gli adolescenti e i giovani adulti. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;"><em>Cos’è la depressione bipolare?</em></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">La </span><span style="font-size: x-small;"><strong>depressione bipolare</strong></span><span style="font-size: x-small;"> (si distingue in depressione bipolare I e in depressione bipolare II, la depressione bipolare I è più grave) è una malattia mentale cronica e grave caratterizzata da </span><span style="font-size: x-small;"><strong>episodi ricorrenti di depressione maggiore e mania. </strong></span><span style="font-size: x-small;">Una volta presentatosi dura tutta la vita, porta con sé un alto rischio di suicidio e </span><span style="font-size: x-small;"><strong>spesso si presenta</strong></span><span style="font-size: x-small;"><strong>in comorbilità con l’abuso di sostanze</strong></span><span style="font-size: x-small;">. La diagnosi può avvenire dopo che il soggetto abbia fatto esperienza del suo primo episodio di mania o di un episodio misto. La </span><span style="font-size: x-small;"><strong>mania </strong></span><span style="font-size: x-small;">(DSM-IV-R, APA, 1994)</span><span style="font-size: x-small;">è un periodo di </span><span style="font-size: x-small;"><strong>umore espanso, euforico e irritabile che dura una settimana o meno</strong></span><span style="font-size: x-small;"> in caso di ospedalizzazione. Devono esserci 3 </span><span style="font-size: x-small;"><strong>sintomi addizionali di maniacalità</strong></span><span style="font-size: x-small;"> che si presentano contemporaneamente in caso di umore euforico o 4 sintomi addizionali se l’umore è irritabile. Questi sintomi addizionali includono </span><span style="font-size: x-small;"><strong>grandiosità, diminuito bisogno di sonno, rapido succedersi dei pensieri, agitazione psicomotoria, aumento dell’attività finalizzata e comportamenti con alto rischio di conseguenze negative</strong></span><span style="font-size: x-small;">. Durante un episodio misto i sintomi di depressione maggiore e mania si manifestano simultaneamente, oppure in rapida successione. Le </span><span style="font-size: x-small;"><em>“ricorrenze</em></span><span style="font-size: x-small;">” sono da considerarsi episodi sintomatici, che si manifestano dopo un periodo di benessere, mentre le “</span><span style="font-size: x-small;"><em>ricadute</em></span><span style="font-size: x-small;">” rappresentano il ritorno allo stato pienamente sintomatico, dopo un periodo durato almeno due mesi, in cui c’è stato un certo miglioramento dei sintomi. (William J. Lyddon, John V. Jones, Ir, 2002). Gli psicofarmaci rappresentano il trattamento elettivo per controllare gli episodi di depressione e mania, ma il solo trattamento farmacologico di rado è sufficiente per controllare e prevenire i sintomi. La terapia cognitivo-comportamentale (Basco e Rush, 1996) si pone come complemento alla farmacoterapia, la depressione bipolare è una malattia biologica, che richiede un trattamento biologico (stabilizzatori del tono dell’umore, litio, antipsicotici atipici). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">La </span><span style="font-size: x-small;"><strong>terapia cognitivo-comportamentale nel disturbo bipolare</strong></span><span style="font-size: x-small;"> (Basco e Rush, 1996) ha la funzione di potenziare l’intervento farmacologico: le prime 4 sedute vengono impiegate per istruire i pazienti e le loro famiglie sulla malattia e sulla possibilità di trattamento; la 5° e la 6° seduta vengono centrate sul miglioramento dell’aderenza alla farmacoterapia, sviluppando un sistema di allarme rispetto al ripresentarsi dei sintomi; la 7° seduta serve per migliorare la </span><span style="font-size: x-small;"><em>compliance</em></span><span style="font-size: x-small;"> rispetto alla terapia farmacologica; dalla 8° alla 13° seduta viene fornita una </span><span style="font-size: x-small;"><strong>CBT Skill </strong></span><span style="font-size: x-small;">per il controllo dei sintomi, con metodi personalizzati per individuare i sintomi sub-sindromici della depressione e della mania; infine dalla 14° alla 20° seduta vengono sviluppate le </span><span style="font-size: x-small;"><strong>abilità di problem-solving</strong></span><span style="font-size: x-small;"> per aiutare a fronteggiare i comuni </span><span style="font-size: x-small;"><strong>stressor</strong></span><span style="font-size: x-small;"><strong>psicosociali e interpersonali.</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;"><em>Come agisce la terapia cognitivo-comportamentale?</em></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">La terapia cognitivo-comportametale modifica la modalità di pensare, lo </span><span style="font-size: x-small;"><em>stile cognitivo “depressogeno</em></span><span style="font-size: x-small;">”; può eliminare la cronicità nella “</span><span style="font-size: x-small;"><em>depressione unipolare</em></span><span style="font-size: x-small;">” e può contribuire a prevenire le ricadute evitandole, sia nella depressione “</span><span style="font-size: x-small;"><em>unipolare</em></span><span style="font-size: x-small;">” che “</span><span style="font-size: x-small;"><em>bipolare</em></span><span style="font-size: x-small;">”. La terapia cognitivo-comportamentale agisce cambiando la lettura delle esperienze negative, insegna a fronteggiarle , ad affrontarle e ad evitarle, aumentando la qualità di vita della persona e la sua capacità di procurarsi eventi positivi. La persona viene messa nella condizione di trarre nuovamente soddisfazione e piacere dagli eventi positivi della vita, partendo dalle attività quotidiane viene posta nella condizione di poter attuare cambiamenti nella propria vita quotidiana, per evitare di incappare in eventi che possano condurre alla depressione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small;">In conclusione è conoscendo la tipologia della depressione, lo stile cognitivo, il modo di pensare della persona che soffre di depressione che diventa possibile prevenire le ricadute e curare la depressione. </span></p>
<p align="JUSTIFY">
Ricerche correlate: <a href="http://www.drlorettabezzi.it/la-depressione-bipolare-trattamento-cognitivo-comportamentale/" title="la depressione - probabilità di suicidio è del 15%">la depressione - probabilità di suicidio è del 15%</a>&nbsp;<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=824&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/la-depressione-bipolare-trattamento-cognitivo-comportamentale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Introduzione su: i disturbi dissociativi</title>
		<link>http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi-2/</link>
		<comments>http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 06:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disturbi Dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[amnesia cognitiva]]></category>
		<category><![CDATA[amnesia dissociativa]]></category>
		<category><![CDATA[amnesia dissociativa la terapia]]></category>
		<category><![CDATA[amnesia recente tearpia]]></category>
		<category><![CDATA[articoli sul disturbo dissociativo dell'identità]]></category>
		<category><![CDATA[articolo personalità multipla disturbo dissociativo]]></category>
		<category><![CDATA[articolo sul disturbo dissociativo dell'identità]]></category>
		<category><![CDATA[cognitivo comportamentale disturbi dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[cognitivo comportamentale disturbi personalità]]></category>
		<category><![CDATA[depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[depersonalizzazione trattamento]]></category>
		<category><![CDATA[depressione disturbo di depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dissociativi e psicoterapie]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dissociativi terapia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dissociativi terapia cognitivo comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dissociativi test]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi personalità test]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di depersonalizzazione test]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di depersonalizzazione trattamento]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di personalita multipla]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di personalità non altrimenti specificato]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di personalità non altrimenti specificato personalita multipla]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di personalita' non specificato]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo da personalità multipla]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo dell'identità]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo dell'identità e la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo dell'identità test]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo della personalità]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo della realtà]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo dell’identità psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo identità]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo non altrimenti specificato]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo dissociativo test]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo personalità non altrimenti specificata]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo personalita non altrimenti specificato]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo personalità non specificato]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo personalita' multipla]]></category>
		<category><![CDATA[domande per esercitazione esame psicoterapia cognitivo comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[em]]></category>
		<category><![CDATA[fobia dissociativa]]></category>
		<category><![CDATA[fobia spiegata]]></category>
		<category><![CDATA[fuga dissociativa]]></category>
		<category><![CDATA[fuga in psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[fuga in psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[fuga psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[identità psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[la fuga in psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[personalità e identità psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[personalità multipla]]></category>
		<category><![CDATA[prova di realta']]></category>
		<category><![CDATA[psicologia la fuga]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitiva disturbi dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitiva e depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo comportamentale disturbi di depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo comportamentale disturbi personalità]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo-comportamentale test di realtà]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia disturbi dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia per disturbi di depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[quadri dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[questionario cognitivista di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi fuga in psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[stato dissociativo]]></category>
		<category><![CDATA[stres]]></category>
		<category><![CDATA[tecnica dissociativa psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia cognitivo comportamentale disturbi dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[terapia cognitivo comportamentale test]]></category>
		<category><![CDATA[terapia del disturbo di depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[terapia per i disturbi dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[test amnesia dissociativa]]></category>
		<category><![CDATA[test cognitivo comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[test dell'identità]]></category>
		<category><![CDATA[test depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[test di depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[test di personalità cognitivo comportamentali]]></category>
		<category><![CDATA[test di psicologia su i disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[test di realtà]]></category>
		<category><![CDATA[test disturbo dissociativo]]></category>
		<category><![CDATA[test identita personale]]></category>
		<category><![CDATA[test sui disturbi della personalità]]></category>
		<category><![CDATA[test sui disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[test sul disturbo di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[testistica cognitiva]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento disturbi dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento psicoterapeutico del disturbo da depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento psicoterapeutico disturbo di depersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento psicoterapico disturbi dissociativi]]></category>
		<category><![CDATA[www.test cognitivo comportamentale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.drlorettabezzi.it/?p=382</guid>
		<description><![CDATA[I disturbi dissociativi sono caratterizzati dalla sconnessione delle funzioni solitamente integrate della coscienza, memoria, identità o della percezione dell’ambiente. Vengono inclusi fra i disturbi dissociativi i seguenti quadri psicopatologici: Amnesia Dissociativa, che è caratterizzata dall’incapacità di rievocare importanti notizie personali, usualmente di origine traumatica e stressogena (è molto estesa e non può essere spiegata come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I disturbi dissociativi <em>sono caratterizzati dalla sconnessione delle funzioni solitamente integrate della coscienza, memoria, identità o della percezione dell’ambiente</em>. Vengono inclusi fra i disturbi dissociativi i seguenti quadri psicopatologici:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li> <strong>Amnesia      Dissociativa</strong>, che è caratterizzata dall’incapacità di rievocare      importanti notizie personali, usualmente di origine traumatica e      stressogena (è molto estesa e non può essere spiegata come una normale      tendenza a dimenticare).</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Fuga      Dissociativa</strong>, che è caratterizzata dall’allontanamento improvviso e      inaspettato da casa o dall’abituale posto di lavoro, accompagnato      dall’incapacità di ricordare il proprio passato e da confusione circa la      propria identità personale, oppure dall’ assunzione di una nuova identità.</li>
<li><strong>Disturbo      Dissociativo dell’Identità (precedentemente Disturbo da Personalità      Multipla) </strong>, che è caratterizzato dalla presenza di due o più identità      o stati di personalità, che in modo ricorrente assumono il controllo del      comportamento del soggetto, accompagnato da una incapacità di ricordare      importanti notizie personali ( è troppo estesa per essere spiegata con una      normale tendenza a dimenticare).</li>
<li><strong>Disturbo di      Depersonalizzazione, </strong>che  è      caratterizzato dal sentimento persistente o ricorrente di essere staccato      dal proprio corpo o dai propri processi mentali, mentre rimane intatto il      test di realtà.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Disturbo      Dissociativo Non Altrimenti Specificato, </strong>che è stato incluso per      registrare i disturbi in cui la manifestazione principale è un sintomo      dissociativo, ma che non soddisfano i criteri per nessun Disturbo      Dissociativo Specificato.</li>
</ul>
Ricerche correlate: <a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi-2/" title="articoli sul disturbo dissociativo dell\identità">articoli sul disturbo dissociativo dell\identità</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi-2/" title="disturbo personalità non specificato">disturbo personalità non specificato</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi-2/" title="disturbo dissociativo della realtà">disturbo dissociativo della realtà</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi-2/" title="test di realtà">test di realtà</a>&nbsp;<a href="http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi-2/" title="stato dissociativo">stato dissociativo</a>&nbsp;<img src="http://www.drlorettabezzi.it/?ak_action=api_record_view&id=1024&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.drlorettabezzi.it/introduzione-su-i-disturbi-dissociativi-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 0.868 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-08 05:59:23 -->

