Terapia cognitivo-comportamentale: l’autogestione dello stress

Lo stress è una condizione  psicofisiologica e cognitiva determinata prevalentemente dall’ambiente (stress da lavoro, da competizione, stress generato dalla crescita dei figli), che riflette una serie di forze esterne (stimoli), a cui l’individuo è sottoposto. Tuttavia c’è un altro modo per considerare lo stress, quello che  pone l’accento sulla risposta che l’individuo attiva quando viene a trovarsi  in un ambiente che lo sfida e lo minaccia. Si potrebbe dire che lo stress è sempre mediato cognitivamente (è il risultato di una transazione influenzata dall’individuo e dall’ambiente) e riflette un rapporto con l’ambiente, che viene sentito dalla persona come affaticante o esorbitante rispetto alle sue risorse e dunque come fonte di pericolo per il suo benessere. Lo stress non è una caratteristica della persona o dell’ambiente, né uno stimolo o una risposta, ma un rapporto dinamico mutevole e bidirezionale tra la persona e l’ambiente mentre agiscono l’uno sull’altro (Folkman, 1984).

Lazarus (1981) sostiene che gli individui non sono semplicemente vittime dello stress, ma è il modo in cui valutano gli eventi stressanti (valutazione primaria), le loro risorse di coping (fronteggiamento) e le alternative di azione (valutazione secondaria) a determinare la natura dello stress individuale. Lo stress è la risultante  di un’interazione tra variabili ambientali e variabili dell’individuo. Le persone non sono vittime passive dello stress. Come dice Meichenbaum, sono i modi in cui le persone valutano cognitivamente e percepiscono emotivamente gli eventi stressanti, insieme ai modi in cui valutano le proprie risorse  psicologiche e le proprie capacità di far fronte allo stress, che determinano il risultato finale dei fenomeni di stress. In riferimento alla “reazione di stress” Meichenbaum sottolinea  la distinzione fra due componenti  sostanziali:

  1. l’iperattivazione somatica
  2. le cognizioni ed autoaffermazioni (ciò che una persona dice a se stessa) che accompagnano l’iperattivazione

Le cognizioni modulano l’intensità delle reazioni di stress, di paura ed ansia, nonché di dolore. Inoltre è possibile controllare l’iperattivazione somatica e modificare le autoaffermazioni e il “dialogo interno”. Ne deriva che la gestione dello stress non è una dote “tutto o niente”, ma si può apprendere attraverso la terapia cognitivo-comportamentale, in un processo che va scomposto nelle sue componenti (psicofisiologiche e cognitive) e in un ambito di realtà nel quale è possibile sviluppare conoscenza, esperienza e competenza con gradualità e con un apposito training.

I programmi SIT (Stress Inoculation Training) di Donald Meichenbaum sono  i protocolli di trattamento più efficaci per imparare a gestire lo stress, mirano a sviluppare nell’individuo quella serie di capacità che possono essere utili per affrontare situazioni stressanti nel modo meno doloroso e meno traumatico possibile, in una logica di prevenzione piuttosto che di terapia, potenziando le difese della persona. Già il suo nome richiama la pratica delle “vaccinazioni”: le difese dell’organismo vengono potenziate grazie all’inoculazione di dosi attenuate di agenti patogeni (stress). Il programma di Meichenbaum, per sviluppare le risorse e le capacità di gestione dello stress utilizza esposizioni e ripetizioni in un setting assistito e protetto (sviluppa gli “anticorpi” di carattere psicologico), fa acquisire le strategie comportamentali e cognitive che possono essere usate per gestire vari tipi di situazioni problematiche , il terapeuta  è un consulente/supervisore che lavora in collaborazione con la persona al fine di aiutarla ad analizzare la realtà e ad interagire poi realisticamente ed efficacemente. Questa tecnica cognitivo-comportamentale è detta  coping skill training, consiste in un insieme di abilità, comportamenti, strategie di fronteggiamento a cui l’individuo può attingere nel far fronte alle situazioni problematiche e potenzialmente stressanti, per aumentare le proprie  capacità di tolleranza e di resistenza, in modo da attenuare l’impatto emozionale ed i costi personali di situazioni stressanti. Si tratta di abilità banali di carattere abbastanza automatico (come l’abitudine di distogliere intenzionalmente l’attenzione da pensieri autodistruttivi ed interrompere volontariamente rimuginazioni sterili), abilità più complesse che implicano uno specifico addestramento ( come la capacità di abbassare l’attivazione emozionale e di rilassarsi volontariamente nell’attesa di un pericolo o di un evento altamente ansiogeno) e di una serie di altre competenze che presumono una più ampia elaborazione personale (come le aspettative di controllo interno e di autoefficaciala, la fiducia nella propria capacità di padroneggiare, la capacità di problem-solving, ecc.). Lo Stress Inoculation Training è un trattamento utile nello stress professionale, nell’ansia “fluttuante”, nell’ansia da prestazione, nelle paure specifiche, nelle fobie, nelle condotte abnormi di rabbia e di collera, nella prevenzione dei problemi da dipendenza da sostanze e nel dolore clinico.