L’amore: fedeltà e tradimento

L’AMORE: FEDELTA’ E TRADIMENTO

A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC

 

L’amore genera tutte le cose “, scrive San Paolo. Secondo Franco Nanetti (2010), che riprende questa frase di San Paolo, senza l’esperienza dell’amore non potremmo penetrare nella profondità di noi stessi, tanto che lo stato delle relazioni con le persone che amiamo è l’unico e forse il più importante indicatore della nostra condizione interiore. L’incontro d’amore consente grandi trasformazioni interiori, mentre la sterilità affettiva rende ogni cosa evanescente e ci distanzia dalla passione della vita. La conoscenza di noi stessi passa attraverso l’incontro con l’altro e l’esperienza dell’amore autentico si può realizzare esclusivamente attraverso la conoscenza di se stessi. In sintesi è il riconoscimento di noi stessi che ci permette di accedere alla capacità di amare. Se le relazioni con le persone più importanti per noi vanno male, conseguentemente ci sentiamo male.

Cosa ci succede di fronte ad un tradimento in amore?

Il tradimento è un uragano che sradica tutto ciò che si è costruito, porta con sé un senso di morte che lacera la coppia, la quale sente un urgente bisogno di un radicale rinnovamento, pena il lento decadimento affettivo dell’unione e dei singoli individui. Non a caso, molte persone intraprendono una psicoterapia in seguito ad un tradimento, sia che l’abbiano subito (per loro è un trauma), sia che l’abbiano agito, perché di solito ne segue una crisi coniugale. (F. Fiore, 2011) Eppure persino Cristo è stato tradito dai suoi amici, Pietro prima e Giuda poi. Nella lingua latina “tradire” non aveva una connotazione negativa, significava “consegnare”, “svelare”, “insegnare”, “trasmettere ai posteri”. Il traditore era colui che compiva, prima del cristianesimo, un passaggio di informazioni importanti. Tutto l’Antico Testamento è disseminato di tradimenti: Caino e Abele, Giacobbe ed Esaù, Labano, Giuseppe venduto dai fratelli, le promesse mancate dal faraone, l’adorazione del vitello d’oro alle spalle di Mosè, Saul, Sansone, Giobbe, ecc. Nella cultura greca il tradimento era un evento molto frequente, ma vissuto con una certa leggerezza e spesso non giudicato come “peccato”, sembrava una cosa naturale, umana e possibile. La coppia regale Zeus ed Era, era senza dubbio quella più tormentata dal tradimento. Le numerose scappatelle del marito suscitavano le ire della consorte, ma senza mai mettere in discussione il rapporto. Zeus ed Era non hanno mai rinunciato l’uno all’altra, perché legati da un vincolo d’amore potente e indissolubile. (F. Fiore, 2011

Oggi, nella società odierna, il tradimento porta con sé un senso di perdita e di peccato che attanaglia la felicità delle coppie. Eppure il tradimento viene mantenuto, secondo Hillman (1990), da tre difese sbagliate:

1) la negazione di ogni possibile percezione positiva dell’altro;

2) il cinismo del tradito che mostra diffidenza , disprezzo verso l’altro e nel contempo collude con un nemico interno che gli impedisce definitivamente di vivere e di amare;

3) il potere paranoico del tradito, che controlla il traditore con la diffidenza e il ricatto, chiedendo prove di devozione e fedeltà, chiedendo la sua sottomissione.

Secondo Aldo Carotenuto (1991) il traditore e il tradito sono complici di quanto accade. Se il tradito non smette di aggredire e il traditore non smette di fornire rassicurazioni si arriva prima o poi al disfacimento della coppia. Chi tradisce è talora vittima di colui che è stato ingannato. Quest’ultimo (che subisce) inconsapevolmente è corresponsabile, perché scaricando tutti gli aspetti negativi del rapporto sulle spalle di chi ha perpetrato l’inganno, facendosi giustiziere spinge l’altro al tradimento. Il tradimento è un’azione disonesta, di mancanza di rispetto, la fedeltà è un valore da perseguire, ma non deve essere dettata dalla paura di perdere l’altro, quanto dalla scelta di essere onesto (F. Nanetti, 2010). Mai dire: “Non tradirmi, starei troppo male”. Questo distrugge il rapporto. L’amore rende possibile il tradimento e il suo superamento. Il perdono comporta un atto di grande generosità, che può essere compiuto soltanto se sussiste la consapevolezza che il fedifrago si adopera realmente per recuperare un rapporto di fiducia. Di fronte al tradimento ognuno dovrebbe cercare di riconoscere le proprie responsabilità, solo così l’esperienza del tradimento può diventare ciò che Antonio Mercurio (1979) chiama la divergenza per la convergenza, ovvero un’opportunità per recuperare un dialogo interrotto e ritrovare insieme la propria capacità di amare. Non sempre il tradimento può portare alla distruzione della coppia. (F. Nanetti, 2010). Tuttavia il tradimento non può essere neppure la soluzione delle difficoltà di coppia, un modo per ritrovare il proprio valore, per punire il partner o per reagire ad un eccesso di sollecitudine.

In conclusione si potrebbe dire , come dice Franco Nanetti (2010), che amare solo quando si è certi che non si sarà traditi significa essere estranei alla vita reale e che nulla può proteggerci dall’ambivalenza e dall’inganno. L’amore maturo accetta il mistero dell’altro, la sua libertà di sentire, di essere e scegliere, pur desiderando la fedeltà nella reciprocità.

La fedeltà è un punto di forza del rapporto che va salvaguardato.