L’abuso di cocaina e i trattamenti di efficacia

Pubblicato il 25 luglio, 2011
Cocaina

Cocaina (Foto da Wikipedia)

Abuso di cocaina e i trattamenti di efficacia

A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta, SITCC e EMDR Italia

L’abuso di cocaina, sostanza che può essere disponibile come cocaina in polvere (tipicamente, cocaina cloridrato)  o in forma di cristalli (“crack”), oggi è una crescente preoccupazione nella maggior parte dei paesi Europei (Haasen et. al. 2004).  In Italia, secondo le più recenti stime, si calcola che siano almeno 600 mila i consumatori sia saltuari che abituali; la relazione del 2005 dell’Agenzia Europea (European Monitorino for Control of Drugs and Drug Addiction) al Parlamento dell’Unione denuncia che complessivamente circa 9 milioni di europei (3% di tutta la popolazione adulta) hanno assunto la cocaina almeno una volta nella vita e sempre secondo i dati europei Spagna, Regno Unito e Italia registrano i massimi livelli di diffusione, rispettivamente con il 4,8%, il 4,2% e il 2,2% di prevalenza. Negli Stati Uniti circa 1.5 milioni di americani usa la sostanza, di cui circa 500 mila almeno una volta alla settimana (National Household Survey on Drug Abuse del 2005). I dati più allarmanti  derivano dall’evidenza che il primo incontro con la sostanza si sta drammaticamente abbassando e che i più bassi costi della sostanza, insieme all’uso di nuove forme come il crack, stanno permettendo che la droga venga consumata da tutti gli strati sociali.

Come avviene il consumo di cocaina?

Il consumo tende ad avvenire attraverso episodi di assunzione smodata (“abbuffate”), ad intervalli frequenti, per periodi di tempo che vanno da diverse ore a diversi giorni, soprattutto nei fine settimana. La sostanza viene assunta per via nasale (cocaina in polvere), per iniezione (cocaina in polvere e cocaina in forma di cristalli liquidi o “crack”), o fumata (“crack”). Le “abbuffate” spesso  continuano finché il consumatore non è esausto (l’effetto tossico non diventa troppo o finiscono le forniture); chi consuma cocaina non mangia, usa alcool e altre droghe, per contrastare l’eccessiva stimolazione associata alle alte dosi di eccitanti (la cocaina produce un’improvvisa sensazione di euforia, una “scarica” o un “flash”). L’alcool è tra le sostanze “secondarie” più frequentemente usate nel cocainismo: l’alcool e la cocaina sono spesso consumati assieme, dal momento che interagiscono per produrre cocaetilene, una metabolita attiva che ha una emivita tre volte più grande di quello della cocaina ed è cardiotossico (McCance et al., 1995). Con questa modalità di assunzione l’euforia diventa più intensa e prolungata rispetto all’uso di entrambe le sostanze assunte da sole, oltre al fatto che si possono compensare alcuni degli effetti sedativi dell’alcool e ridurre la sensazione spiacevole che si ha quando cala l’effetto della cocaina.

Nel drammatico fenomeno del poliabuso la cocaina costituisce spesso la sostanza principe (è quella che viene associata più frequentemente con le altre droghe); inoltre possiamo affermare che rappresenti una delle sostanze maggiormente consumate e più pericolose al mondo, perchè induce numerosi problemi medici, psicologici e psichiatrici. Fra i problemi medici la cocaina può indurre complicazioni respiratorie, arresti cardiaci (infarto), emorragie cerebrali (ictus) e convulsioni (sono particolarmente pericolose se accadono ripetutamente). Non può essere prevedibile la possibilità di morte come conseguenza del consumo di cocaina; si verificano casi di morte sia fra i consumatori che ne fanno uso per la prima volta, che tra consumatori assidui, nonché per i consumatori di piccole dosi come per quelli di grandi dosi. In uno studio su pazienti con complicazioni legate al  consumo di cocaina in un ospedale di San Francisco, condotto da Lowenstein et al nel 1987, emerse che convulsioni, emicranie e perdite di conoscenza transitorie erano tra le complicazioni neurologiche principali, con ansia, depressione e paranoia tra quelle psichiatriche. Fra i problemi psicologici e psichiatrici ansia e depressione, secondo il NTORS (National Treatment Outcome Research Study – Studio per la Ricerca sugli Esiti delle Cure), sono più prevalenti tra i consumatori di cocaina che nella popolazione generale, tanto che furono riscontrati alti livelli di ansia, depressione, ideazione paranoie e psicosi tra i consumatori di stimolanti al momento in cui si presentavano per essere curati.

Quali sono gli interventi terapeutici di efficacia per il cocainismo?

Le più moderne evidenze scientifiche dimostrano che le strategie terapeutiche per essere efficaci si devono basare sull’integrazione tra farmacoterapia e psicoterapia ed utilizzare specifiche tecniche di aggancio, presa in carico, assessment (valutazione) e terapia. Le novità nel campo della diagnosi e del trattamento del cocainismo si sviluppano su tre direttrici:

  1. le sempre più ricche informazioni fornite dalla neurobiologia (in grado di spiegare i meccanismi alla base della malattia e il razionale dell’efficacia degli interventi motivazionali) e dalla psicofarmacologia (molti studi sono in corso, ma al momento gli unici farmaci di provata efficacia sono i “sintomatici”, quelli per curare l’ansia e la depressione, se presenti);
  2. l’implementazione dell’utilizzo della psicoterapia cognitivo-comportamentale ( la TCC per la sua sistematicità e per la concreta utilità può essere considerata un approccio valido ed efficace, per l’utilizzo di strategie di contrasto o di evitamento, per fronteggiare il rischio di ricaduta);
  3. l’integrazione dei trattamenti (approccio biopsicosociale).

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) rappresenta un tipo di approccio breve, è strutturata (orientata e focalizzata verso i problemi immediati), flessibile (rappresenta una approccio personalizzato) e compatibile con altri trattamenti. La ricercatrice e professoressa Kathleen Carrol dell’Università di Yale ha messo a punto negli ultimi anni protocolli di elevata qualità sulla ”terapia cognitivo-comportamentale del cocainismo”, conosciuti e applicati dai terapeuti cognitivo-comportamentali anche in Italia, mirati ad incoraggiare la motivazione nei confronti dell’astinenza, insegnare modalità per affrontare i problemi e le difficoltà, modificare le situazioni che agiscono come rinforzo, cambiare lo stile di vita tramite l’introduzione di attività stabili e positive, potenziare le relazioni e sviluppare supporti sociali, nonché incoraggiare la gestione delle emozioni più dolorose. La TCC è l’approccio terapeutico che dà risultati più promettenti, che consente di curare in tempi brevi e con buoni esiti ai follow-up; ha lo scopo di insegnare competenze molto generalizzabili, per affrontare le difficoltà, che possono essere messe in atto a lungo dopo il termine ella terapia, a differenza di altri tipi di trattamento psicologico che forniscono ai pazienti una minor quantità di risorse durature (Carrol et al. 1994).

Fine (L’Abuso di Cocaina e i trattamenti di efficacia)