Gioco d’azzardo

Il gioco d’azzardo patologico: una forma di dipendenza senza sostanze

A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta SITCC

 

Si sta delineando una importante trasformazione nel campo delle dipendenze patologiche, tanto che accanto all’abuso/consumo/dipendenza di sostanze cosiddette tradizionali (alcool, hashish e derivati, tabacco, eroina e cocaina), si evidenzia un crescente utilizzo di quelle che vengono definite le“nuove sostanze” , ovvero forme di dipendenza o di compulsione che non prevedono l’uso di sostanze psicotrope. Nella pratica clinica nuove forme di dipendenza senza sostanze sono ad esempio la dipendenza da internet (IAD, Internet Addiction Disorder), da gioco d’azzardo patologico (Pathological Gambling), da acquisti compulsivi (Compulsive Buyers), da sesso (Sexual Addiction), da esercizio fisico (Exercise Addiction), da lavoro (Workalcoholic o Workaddiction), da rischio (Risk addiction), ecc.

Queste dipendenze provocano le stesse conseguenze delle altre tossico-dipendenze (l’escalation, la tolleranza, l’astinenza, l’evoluzione progressiva del quadro, ecc.), ma si costruiscono e si autoalimentano in assenza di qualsiasi sostanza. Spesso hanno a che fare con comportamenti, abitudini, usi del tutto legittimi e spesso socialmente incentivati (ad esempio l’esercizio fisico, l’uso di tecnologie informatiche, il lavoro, ecc.) . Giocare d’azzardo viene socialmente incentivato, perché diventa un modo per contribuire al deficit pubblico; non viene analizzato l’impatto sociale che l’istituzione di nuovi giochi rischia di creare, non vengono date indicazioni terapeutiche e sono quasi nulli gli stanziamenti per progetti di aiuto ai giocatori e ai loro familiari. Il fenomeno del gioco d’azzardo patologico appare per molti versi “invisibile” o quantomeno difficilmente visibile.

Quando un gioco viene definito d’azzardo?

Un gioco viene definito d’azzardo quando c’è una posta in palio (un fine di lucro, il denaro) e l’esito dipende da fattori fuori dalla portata del giocatore (l’aleatorietà della vincita data al caso e non all’abilità). L’articolo 721 del Codice Penale definisce come giochi d’azzardo quelli “nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria. Secondo Callois (1981) per definire un gioco d’azzardo si debbono realizzare tre condizioni:

  1. il giocatore deve scommettere del denaro o un oggetto di valore;

  2. la scommessa, una volta giocata, non può essere ripresa;

  3. l’esito del gioco dipende dal caso.

I più comuni giochi d’azzardo in Italia sono: il lotto, il superenalotto, win for life, lotterie, gratta e vinci, scommesse legate a sport ed ippica, tombola e bingo, giochi a poker on line e le new slot (gli apparecchi da bar che hanno raccolto nel 2009 quasi 25 miliardi di euro).

Quali sono le stime della spesa per il gioco d’azzardo in Italia?

La spesa per il gioco d’azzardo in Italia è salita a 54 miliardi di euro nel 2009 e oltre i 60 miliardi nel 2010; giocano d’azzardo oltre 30 milioni di italiani, tra cui 2 milioni di minorenni. E’ un comportamento che offre la possibilità di sperare di poter cambiare la propria vita o realizzare un piccolo sogno, di sfidare o interrogare la sorte, di vivere un’emozione diversa, di regalarsi una parentesi di evasione o di distrazione. L’incidenza è inversamente proporzionale al benessere, è più diffuso fra i poveri, fra i disoccupati, fra le classi sociali basse e medio-basse, che impegnano il loro reddito di sussistenza. Come dice il sociologo Maurizio Fiasco (2000): “ quando l’economia fiorisce l’azzardo deperisce”. Tale equazione può essere applicabile anche in senso inverso, come suggerisce Imbucci ( 1999): “quando l’economia è in crisi, il gioco d’azzardo è in crescita”.

Quando il gioco d’azzardo diventa patologico?

Il gioco d’azzardo può divenire patologico, una vera e propria dipendenza, quando il giocatore si trova a spendere più di quanto possa permettersi. Secondo le stime è dipendente dal gioco in Italia dall’1 % al 3% della popolazione, quindi oltre 1 milione di persone.

Quali sono i meccanismi neurobiologici del gioco d’azzardo patologico (GAP)?

Le dipendenze patologiche vengono sempre a interessare, a livello cerebrale, il cosiddetto “circuito della ricompensa”, secondo il quale il piacere rinforza il comportamento che viene perciò ripetuto. Il circuito della ricompensa fa parte dei “sistemi motivazionali”, detti anche “sistemi di valore” (Edelman, 2006), “sistemi di comando delle emozioni di base” ( Paunksepp, 199). Questi sistemi, che sono formati da reti neurali collocate nel Diencefalo, in particolare il sistema della ricerca col sottosistema della ricompensa basato sulla dopamina, genera i comportamenti pseudo-appetitivi o compulsivi (il craving, i comportamenti riflessi e istintivi) e pseudo-consumatori con le sensazioni di piacere ad esso legate. (U. Corrieri, 2010)

Quali sono le terapie e i trattamenti più efficaci?

Le neuroscienze hanno chiarito che la psicoterapia è possibile perché i sistemi di comando delle emozioni di base sono comunque aperti all’influenza dei meccanismi di apprendimento e sono quindi modificabili da interventi finalizzati a processi di cambiamento. Vengono modificati i comportamenti e le cognizioni per inibire i comportamenti verso la capacità di riuscire a scegliere di non fare una cosa. I meccanismi biologici che rendono possibile la psicoterapia risiederebbero nei lobi frontali, che ci renderebbero capaci di reprimere le compulsioni stereotipate e primitive codificate nei nostri sistemi di memoria (sia quelli ereditati che quelli acquisiti su base emozionale). I lobi frontali ci offrirebbero la possibilità di ritardare e inibire le decisioni a favore dell’uso del pensiero. (U. Corrieri, 2010) Se in generale questo è un presupposto che riguarda tutte le psicoterapie, in particolare esso riguarda le psicoterapie di tipo cognitivo-comportamentale, che sembrano essere le terapie più efficaci nel trattamento di questi disturbi e non solo. Quando il problema del gioco patologico si associa a turbe dell’umore e a stati d’ansia, vengono associati anche farmaci ansiolitici ed antidepressivi.