I disturbi psicosessuali e la terapia mansionale integrata

Nei disturbi psicosessuali (eiaculazione precoce, impotenza, desiderio sessuale assente o carente, anorgasmia, vaginismo, dolori sessuali durante il coito, ecc.) la terapia mansionale integrata è il trattamento specifico d’elezione. E’ una terapia breve (durata fra i 4 e i 12 mesi, con sedute settimanali), strategica, direttiva, orientata ad uno scopo preciso e definito: il minimo cambiamento stabile possibile di comportamenti, emozioni e convinzioni sulla sessualità.

Come viene strutturata una seduta di “ terapia mansionale integrata”?
La seduta viene preferibilmente svolta in coppia, anche se può essere applicata al singolo individuo. Se strutturata in una terapia di coppia viene finalizzata alla ricerca della cooperazione e dell’intimità. I primi colloqui vengono utilizzati per la ricostruzione del problema e la sua definizione in termini adeguati alla terapia (definizione del contratto terapeutico e degli obiettivi della terapia). La franchezza e la semplicità con cui si pronunciano i termini sessuali e si parla di rapporti sessuali sono determinanti per superare l’imbarazzo iniziale e stabilire una comunicazione franca e aperta. Vengono anche indagati possibili sospetti di organicità (cause organiche). La ridefinizione corretta e condivisa del problema (lettura del problema senza colpevolizzare nessuno) è il presupposto per impostare un’efficace strategia terapeutica. Vengono definiti gli elementi da cambiare, gli obiettivi (lo stato desiderato, la modificazione del modo di comportarsi o delle emozioni), i metodi, il modo di cooperare. La terapia mansionale integrata si struttura in quattro fasi:
1. La fase prima fase è quella della conoscenza di sé , riguarda la conoscenza personale, comportamentale del proprio corpo, delle risposte sessuali a partire dall’esplorazione visiva e tattile , la conoscenza cognitiva o consapevolezza dei pensieri, del dialogo interno, del proprio immaginario e dei propri contenuti emozionali, ottenuta con il processo dell’auto osservazione e infine la conoscenza relazionale, intesa dal punto di vista della sessualità, dei propri comportamenti relazionali, nonché della capacità di riconoscere il comportamento dell’altro come una risposta evocata e non.
2. La seconda fase è quella della “conoscenza dell’altro e di sé tramite l’altro“, il partner diventa uno specchio in cui osservarsi, sempre sui tre livelli: a) comportamentale, in riferimento al corpo e alle risposte sessuali del partner; b) cognitivo, inteso come scoperta della risposta emotiva e dei desideri del partner ; c) relazionale, inteso come giochi di coppia ed esplicitazione delle richieste relazionali.
3. La terza fase è quella della “conoscenza del proprio piacere e delle proprie emozioni “, con la possibilità di sperimentare il piacere sessuale, di scoprirlo nel suo aspetto individuale e di entrare in contatto con le proprie emozioni.
4. La quarta fase è quella della “conoscenza del piacere di coppia e dell’intimità “, che comprende l’esplorazione dei comportamenti utili a procurare reciprocamente piacere , nonché l’esposizione a livelli di intimità crescente con la condivisione delle emozioni sessuali, allo scopo di sperimentare l’affidamento reciproco come traguardo in un processo di cooperazione.

Le mansioni sessuali sono prescrizioni di comportamenti sessuali dati a scopo terapeutico, dei veri e propri compiti che non devono essere spiacevoli, ma cogliere gli aspetti gradevoli. Lo scopo della mansione sessuale è quello di guidare la coppia all’esplorazione della sessualità. Questi compiti vengono assegnati a fine seduta, in modo preciso, diretto, chiaro e con una terminologia adeguata. Ogni mansione rappresenta un gradino della terapia e va calibrata sulla persona, sulla coppia e sulla terapia (si deve adattare al momento specifico della terapia). Ogni volta che si riprende la terapia, ad inizio seduta, viene analizzata l’esecuzione della mansione (che viene svolta a casa,) in modo attento e preciso si sottolineano le scoperte, si incoraggia ad affrontare le difficoltà e si rassicura sulla possibilità di superarle. Così facendo la coppia diventa consapevole del suo processo di cambiamento. Prima di iniziare con le mansioni il terapeuta chiarisce cosa vuole ottenere con i compiti che prescrive, quali sono le aspettative della persona, quali sono le tappe intermedie, gli ostacoli che si incontreranno, su quali risorse si potrà contare e quali sono gli indicatori concreti per misurare il procedere della terapia e il raggiungimento dei risultati.

Le terapie mansionali integrate non sono mirate ad una ristrutturazione complessiva della personalità, ma sono focalizzate sul sintomo e sulla risoluzione stabile e duratura dello stesso; modificano solo ciò che è necessario per ottenere il minimo cambiamento stabile possibile. Il cambiamento avviene perché comportandomi in maniera nuova e diversa scopro che posso essere diverso, costruisco una parte di me stesso e quindi cambio l’idea che avevo di me stesso e degli altri. I disturbi sessuali non sono necessariamente fondati su disturbi profondi, ma il più delle volte su problemi più superficiali quali la previsione di una prestazione scadente, la paura di essere respinti, l’incapacità di controllare le proprie emozioni. Come dice Roberto Lorenzini (1987): “ gli obiettivi nelle terapie sessuali sono la rimozione degli ostacoli immediati e una soddisfacente espressione sessuale”.

Studio di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale – Dott.ssa Loretta Bezzi
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