Introduzione su: i disturbi somatoformi

I disturbi somatoformi sono caratterizzati dalla presenza di sintomi fisici, che fanno pensare ad una condizione medica generale, ma che non sono invece giustificati da una condizione medica generale, dagli effetti di una sostanza o da un altro disturbo mentale. I sintomi non sono intenzionali (come nei disturbi fittizi) e causano disagio significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree. Vengono inclusi fra i Disturbi Somatoformi i seguenti quadri psicopatologici:

  • Disturbo di Somatizzazione (storicamente collegato all’Isteria o Sindrome di Briquet), che è un disturbo polisintomatico che comincia prima dei 30 anni (dura per più anni), caratterizzato dall’ associazione di dolore e sintomi gastro-intestinali, sessuali e pseudo-neurologici.
  • Disturbo Somatoforme Indifferenziato, che è caratterizzato da lamentele fisiche non giustificate (dura almeno 6 mesi), ma non raggiunge la soglia per la diagnosi di un Disturbo di Somatizzazione.
  • Disturbo di Conversione, che comporta sintomi ingiustificati di deficit riguardanti le funzioni motorie volontarie e sensitive, i quali potrebbero suggerire una condizione neurologica o medica generale (i fattori psicologici appaiono collegati con i sintomi o i deficit).
  • Disturbo Algico, che è caratterizzato dal dolore come punto focale principale dell’alterazione clinica. Inoltre vi è motivo di ritenere che qualche fattore psicologico abbia un importante ruolo nell’esordio, gravità, esacerbazione o mantenimento.
  • Ipocondria, che è la preoccupazione legata al timore o alla convinzione di avere una grave malattia, basata sull’ erronea interpretazione di sintomi o funzioni corporee.
  • Disturbo di Dismorfismo Corporeo, che è la preoccupazione riguardante un difetto presunto o sopravvalutato dell’aspetto fisico.
  • Disturbo Somatoforme Non Altrimenti Specificato, che è stato incluso per inquadrare quei disturbi i cui sintomi somatoformi  non incontrano i criteri per nessuno dei Disturbi Somatoformi.

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Ipocondria: ansia per la salute

L’ ipocondria negli ultimi anni si è diffusa negli ambienti clinici (fra gli psicologi, gli psicoterapeuti, i medici , gli psichiatri, ecc) con l’espressione di ansia per la salute (health anxiety) e si prevede che la prossima edizione del manuale diagnostico-statistico, in fase di definizione ( il nuovo DSM – V , che uscirà nel 2012), adotti il termine più accettabile di high health anxiety, che sottolinea le analogie emerse negli ultimi anni fra l’ipocondria e i disturbi d’ansia (Bunmi, Deacon e Abramowitz, 2009), piuttosto che con i disturbi somatoformi, tra i quali l’ipocondria è attualmente inserita.

Chi soffre di un disturbo d’ansia per la salute è spesso veramente disperato, teme di essere affetto o di poter morire di qualche terribile malattia . Lo stesso termine “ipocondria” viene rifiutato da chi ne soffre, perché in realtà si sente veramente male. L’ipotesi cognitivo-comportamentale del disturbo d’ansia per la salute presuppone che il meccanismo centrale dell’ansia sia una tendenza relativamente stabile a interpretare erroneamente i sintomi del corpo, le variazioni fisiche e altre informazioni ritenute rilevanti per la salute come prove dell’esistenza di una malattia (Salkovskis, 1989, 1996; Salkovskis e Clark, 1993; Salkovskis Warwick, 1986, 1990). L’impatto di queste interpretazioni erronee varia a seconda del grado di minaccia percepita, che è determinato dall’interazione di quattro fattori:

1) la probabilità che si manifesti la malattia temuta,

2) la percezione di quanto spaventose sono le conseguenze ( il dolore, la sofferenza di essere malati, la perdita di ruolo, i problemi causati alle persone care),

3) la percezione di quanto è in grado di prevenire peggioramenti della malattia e di quanto sente di poter influire sul suo decorso (la disponibilità di mezzi efficaci per far fronte alla minaccia percepita e di fattori esterni in grado di aiutare),

4) la possibilità di ricorrere ad un aiuto medico efficace (a volte percepiscono i “fattori di salvezza” come valori negativi, ritenendo ad esempio che le terapie per i tumori comportino conseguenze peggiori per il tumore stesso).

Cosa fa la persona che soffre di un disturbo d’ansia per la salute?

La persona rimane costantemente attenta ad ogni piccolo cambiamento somatico, monitorizza il suo corpo alla ricerca della presenza di eventuali segni di malattia, ha la ferma convinzione c he i medici contattati non siano stati in grado di capire la vera natura del suo problema e quindi di fornire una soluzione adeguata; riferisce spesso numerosi malesseri quali mal di testa o mal di stomaco o dolori alla schiena, ma è soprattutto la costante preoccupazione di avere la malattia che causa il disagio maggiore. La preoccupazione è legata allapaura di avere la malattia, non è la preoccupazione per la malattia. Per tale motivo la persona non riesce mai a trovare una risposta adeguata al suo malessere, perché non viene mai affrontato il suo vero problema: la ferma convinzione di avere una malattia, l’elemento cardine di un’ immagine si sé e della vita fortemente invalidante.

L’ansia per la salute o ipocondria solitamente si accompagna ai disturbi dell’umore ( depressione maggiore, distimia) e dell’ansia (disturbo d’ansia generalizzato, disturbo di panico e disturbo ossessivo-compulsivo); inoltre rispetto alla popolazione generale queste persone hanno una probabilità tre volte superiore di avere un disturbo di personalità ( di tipo ossessivo-compulsivo o evitante) e di abusare di sostanze, in particolare benzodiazepine (Barsky, Wyshak e Klerman, 1992; Sakai et al., 2010)

Come avviene il trattamento psicoterapico?

L’approccio di trattamento dell’ansia connessa allo stato di salute è molto simile a quello dell’attacco di panico, per il quale l’approccio cognitivo-comportamentale è il più efficace in base alle evidenze scientifiche. Spesso in passato in questi pazienti si sono verificati anche degli attacchi di panico e inizialmente un trattamento che fronteggia ilcircolo vizioso del panico è molto utile per introdurre la spiegazione cognitiva (modello cognitivo), che serve ad affrontare e fronteggiare il problema connesso all’ansia per la salute. Un trattamento ben riuscito degli attacchi di panico può rivelarsi un efficace mezzo di introduzione alla spiegazione cognitiva delcircolo vizioso dell’ansia connessa alla salute”, che aiuta a risolvere il problema ipocondriaco e ad eliminare la credenza dell’erronea interpretazione catastrofica dei sintomi”, che influisce in modo significativo sui significati pertinenti l’autostima e l’identità personale (queste persone hanno scarsa autostima e un’immagine di sé fragile, vulnerabile). Si interviene sul rimurginio dell’ansia connesso alla salute , si introduce e si aiuta la persona a darsi spiegazioni alternative, a spostare il focus della sua attenzione dal corpo (attenzione selettiva), si agisce sulle credenze centrali (timore sproporzionato di danno, tendenza alla previsione catastrofica, timore dell’incertezza, timori legati alla valutazione di sé e bisogno di controllo), che contribuiscono a mantenere il disturbo (Sassaroli, Lorenzini, Ruggiero, 2006), si effettuano interventi cognitivi basati sulla mindfulness (Lovas e Barsky, 2010), si utilizzano tecniche come l’esposizione e la prevenzione della risposta ( Visser e Bouman, 2001), si fanno elicitare pensieri e relativi significati per modificare errori di pensiero, convinzioni e credenze attraverso l’uso di tecniche cognitivo-comportamentali (Wells, 1999).