Pensieri per stare bene: la psicologia positiva

Pubblicato il 20 ottobre, 2011

Pensieri per stare bene: la psicologia positiva

A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi, Psicologa-Psicoterapeuta, SITCC e EMDR Italia

 

La psicologia positiva dagli anni ottanta non ha mai smesso di ampliarsi. Questo perché la salute mentale non è l’assenza di sintomi ansiosi e depressivi o la mancanza di disturbi diagnosticati, ma è uno stato di benessere che permette di superare le inevitabili tensioni della vita quotidiana, di compiere un lavoro produttivo e di contribuire alla vita sociale (Rébecca Shankland, Laurent Bègue, 2011).

Cos’è la Psicologia Positiva e su che cosa si concentra?

La psicologia positiva individua i meccanismi che contribuiscono al benessere psicologico degli individui e al funzionamento delle persone individualmente o in gruppo; si concentra sulle risorse umane, interessandosi al funzionamento ottimale di individui, gruppi e istituzioni. E’ un approccio che non cerca solo di alleviare la sofferenza psichica, di curare i disturbi mentali o di rimediare alle patologie sociali, ma anche di studiare i meccanismi psicologici che aiutano le persone a crescere e a difendersi dagli effetti dello stress e dai disturbi psichici che possono sopravvenire nel corso della vita. La psicologia positiva mira ad aiutare gli individui a dare un senso alla propria vita personale e sociale, li guida nella ricerca della felicità e della realizzazione umana. L’obiettivo della psicologia positiva è prendere in considerazione l’essere umano nella sua globalità, con le sue risorse e le sue difficoltà. Attiva le risorse dell’individuo, prima di occuparsi delle sue difficoltà . Molti studi hanno dimostrato che il benessere e la felicità soggettivi possono essere migliorati in maniera duratura e che le persone ottimiste sono più perseveranti, hanno una migliore forza fisica e sono più aperte agli altri. La stessa psicoterapia è più efficace se integra metodi di sviluppo delle risorse e delle competenze. Sino ad oggi gli psicologi si sono interessati maggiormente agli eventi negativi, perché questi hanno un maggior impatto sugli individui rispetto a quelli positivi. Noi siamo inconsciamente più attenti agli stimoli negativi che a quelli positivi. Il negativo è più forte del positivo. Ciò segue il principio della psicologia evoluzionista, secondo il quale per la sopravvivenza e la riproduzione è più importante identificare rapidamente una potenziale minaccia che un probabile beneficio. Inoltre noi pensiamo che gli eventi positivi si producano tre volte più spesso di quelli negativi, per cui finiamo col notare maggiormente quelli negativi (James Olson, Università del Western Ontario). Anche la necessità di aiutare i pazienti in difficoltà ha messo in secondo piano la prevenzione dei disturbi. Questo nonostante sia stato dimostrato sperimentalmente che le persone che conservano un atteggiamento ottimista si ammalano di meno e vivono più a lungo. La felicità aumenta addirittura la durata della vita. Le emozioni positive danno benessere fisico e mentale, ma anche realizzazione personale; favoriscono una valutazione globale delle situazioni da affrontare, aumentando anche la creatività delle persone, mentre le emozioni negative restringono le prospettive. (Lee Anne Hakner e Dacher Keltner, Università della California; Deborah Danner, David Snowdon e Wallace Friesen, Università del Kentucky; Barbara Friedrickson e Christine Branigan, Università del Michigan). Noi reagiamo di fronte alle avversità in modi diversi: se cerchiamo tenacemente una soluzione e ci impegniamo nel superamento degli ostacoli guardiamo alle cose in modo positivo, ovvero, non ci arrendiamo, non ci scoraggiamo, come quando guardiamo alle cose in modo negativo. Ne deriva che le stesse sfide vengono da alcuni vissute come opportunità e da altri come insidie, le medesime difficoltà vengono da alcuni affrontate come occasioni per esaltare le proprie capacità e da altri come incidenti in cui si svelano i propri limiti. Ciò dipende dal nostro stile esplicativo (modo abituale di spiegare gli eventi). Bernard Weiner nei suoi studi sulla “teoria dell’attribuzione” _ approfondì gli studi sulla “teoria dell’impotenza appresa” di M. Seligman (1975; 1978) _ era interessato a capire perché alcune persone avevano molto successo nella vita ed altre invece no, quali erano le cause del loro successo e quali erano quelle del loro fallimento . Bernard Weiner giunse a definire lo “stile attribuzionale o esplicativo” a spiegazione degli eventi.

Per concludere la psicologia positiva insegna a pensare in modo nuovo, aiuta gli individui ad adottare modi di pensare e di agire che coinvolgono generalmente anche gli altri ; fa apprendere a gustare l’esperienza vissuta o a portare nuovamente il proprio pensiero su certi aspetti di un evento che ha reso felici, aumentando il livello di felicità soggettiva. In altre parole permette a ognuno di sviluppare strumenti per stare meglio, cambia lo stile attribuzionale , un cambiamento che è possibile anche in età adulta e che determina sia il benessere psicologico che il successo.

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