La psicologia positiva nel determinare il benessere psicologico e il successo

Pubblicato il 23 luglio, 2011

Psicologia positiva: il modo in cui reagiamo alle avversità, cerchiamo tenacemente una soluzione, ci impegniamo nel superamento degli ostacoli deriva da come guardiamo alle cose: in modo positivo o in modo negativo. Alcune persone, quelle che si arrendono facilmente di fronte alle proprie sventure, si dicono in genere: “E’ colpa mia, durerà per sempre, andrà tutto in rovina”. Altre, quelle che resistono alle avversità, invece, si dicono:”E’ colpa delle circostanze, passerà presto; del resto ci sono molte altre cose nella vita”.

Ne deriva che la nostra fiducia, entusiasmo, determinazione, scoraggiamento, apatia, passività (i nostri stati d’animo) determinano il nostro rapporto con la realtà, il nostro stile esplicativo (modo abituale di spiegare gli eventi) e riflettono la natura delle prove con le quali ci dobbiamo confrontare. Il nostro stile esplicativo è qualcosa di più delle parole che diciamo a noi stessi quando falliamo, è un’abitudine di pensiero che apprendiamo nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza. Il nostro stile esplicativo deriva direttamente dalla visione che abbiamo del nostro posto nel mondo: se pensiamo di essere persone di valore e meritevoli o indegne e immeritevoli. E’ ciò che ci qualifica come ottimisti o pessimisti.

Da che cosa è caratterizzato dunque lo stile esplicativo?

Lo stile esplicativo è caratterizzato da tre dimensioni cruciali:

  1. la permanenza ( es. le persone che si arrendono facilmente credono che le cause degli eventi negativi siano permanenti e immodificabili),
  2. la pervasività (es. le persone che fanno di tutto una catastrofe quando un aspetto della loro vita fallisce pensano in modo pervasivo che tutto vada in rovina)
  3. la personalizzazione (es. le persone che hanno la tendenza ad autoaccusarsi quando falliscono).

Ne deriva che le stesse sfide vengono da alcuni vissute come opportunità e da altri come insidie, le medesime difficoltà vengono da alcuni affrontate come occasioni per esaltare le proprie capacità e da altri come incidenti in cui si svelano i propri limiti. Ciò dipende dal rapporto che hanno con le tre dimensioni della permanenza, della pervasività e della personalizzazione. Chi pensa agli eventi avversi in termini “temporanei”, in termini di eventi che accadono “talvolta” e “ultimamente” ( non di eventi negativi avversi “permanenti” che accadono “sempre” ), resiste all’impotenza e reagisce al dolore più o meno prontamente (il fallimento rende sempre ognuno di noi temporaneamente impotente!). Chi dà spiegazioni “specifiche” agli insuccessi e ai fallimenti ( non dà spiegazioni “universali”che attribuisce ad ogni area della propria vita e non fa della propria vita una catastrofe), può altresì manifestare impotenza, ma solo nel campo specifico in cui ha sperimentato l’insuccesso, si mantiene attivo e la sua autostima non ne risulta intaccata.

Trovare cause temporanee e specifiche alle avversità è l’arte della speranza: le cause temporanee limitano l’impotenza nel tempo e le cause specifiche limitano l’impotenza alle situazioni d’origine. D’altra parte, le cause permanenti producono lunghi stati di impotenza, mentre le cause universali diffondono l’impotenza in tutti gli ambiti della vita.

Infine Chi non si autoaccusa per i propri fallimenti ha un’autostima più alta e si ama di più, non pensa di essere senza valore, privo di talento e spiacevole.

La psicologia positiva ha avuto uno sviluppo rilevante negli ultimi anni con Martin Seligman, John Teasdale, Bernard Weiner. In particolare M. Seligman (1975; 1978) e John Teasdale hanno approfondito gli studi sui disturbi depressivi e sono giunti alla formulazione della “teoria dell’impotenza appresa” per spiegare la depressione. Inizialmente fu M. Seligman, nei suoi esperimenti con gli animali, che osservò come gli animali che vivevano in una situazione in cui non potevano controllare gli stimoli negativi a loro diretti, sviluppavano un comportamento simile a quello che caratterizzava il “disturbo depressivo”. Gli animali, come succedeva e succede spesso anche agli umani, credevano che qualsiasi cosa facessero non sarebbero comunque fuggiti alle situazioni negative. Da questi studi sull’”impotenza appresa” Bernard Weiner approfondì, a sua volta, i suoi studi sulla teoria dell’attribuzione _ era interessato a capire perché alcune persone avevano molto successo nella vita ed altre invece no, quali erano le cause del loro successo e quali erano quelle del loro fallimento _ e giunse a definire lo “stile attribuzionale o esplicativo” a spiegazione degli eventi, ovvero le tre dimensioni cruciali: permanenza, pervasività e personalizzazione

Per concludere la psicologia positiva avrebbe la funzione di cambiare lo stile attribuzionale delle persone, un cambiamento che è possibile anche in età adulta e che determinerebbe sia il benessere psicologico che il successo.